[Pop/Wave] Soft Cell – Non Stop Erotic Cabaret …

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[Pop/Wave] Soft Cell – Non Stop Erotic Cabaret-Deluxe Edition (2008) [CD1] Non Stop Erotic Cabaret – Original Album: Frustration – Tainted Love – Seedy Films – Youth – Sex Dwarf – Entertain Me – Chips On My Shoulder – Bedsitter – Secret Life – Say Hello, Wave Goodbye Non Stop Ecstatic Dancing – Original Album:

[Pop/Wave] Soft Cell – Non Stop Erotic Cabaret-Deluxe Edition (2008)

[CD1] Non Stop Erotic Cabaret – Original Album: Frustration – Tainted Love – Seedy Films – Youth – Sex Dwarf – Entertain Me – Chips On My Shoulder – Bedsitter – Secret Life – Say Hello, Wave Goodbye
Non Stop Ecstatic Dancing – Original Album: Memorabilia – Where Did Our Love Go? – What? – A Man Could Get Lost – Chips On My Shoulder – Sex Dwarf
Bonus Tracks: Torch – A Man Could Get Lost
[CD2] Memorabilia (Extended) – Tainted Love / Where Did Our Love Go (12” Mix) – Bedsitter (Extended) – Say Hello, Wave Goodbye (Extended) – Torch (Extended) – What? (Extended) – Persuasion – Facility Girls – Fun City – Insecure Me (Extended) – So

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Probabilmente ricorderete i Soft Cell per l’incredibile successo ottenuto con “Tainted Love”, in realtà una cover di una vecchia hit di Ed Cobb (ancora oggi risulta tra i dieci singoli più venduti negli USA). Per il resto si può dire che il tempo non sia stato esattamente galantuomo con il gruppo, dimenticato dai più e considerato come il classico esempio di “one hit wonder”.

In realtà, paragonato agli altri mille progetti musicali usciti dallo sconvolgimento della new wave, il duo formato da Marc Almond (voce) e Dave Ball (tastiere), studenti d’arte in quel di Leeds, non rientra certamente nel novero di quelli secondari o totalmente trascurabili. Sicuramente ebbe vita breve (si sciolse nel giro di tre album e di un lustro), ma il synth pop proposto dai Soft Cell conteneva elementi di originalità che ancora oggi, a distanza di quasi trent’anni, non hanno perso del tutto il loro smalto.

Gli accostamenti con i coevi Human League, Depeche Mode, Gary Numan, e con tutto il techno pop emergente sono ovviamente più che giustificati, e per molti versi esatti: però i Soft Cell sono sempre riusciti a differenziarsi dai loro colleghi per il piglio decadente e ambiguamente sessuale dei loro pezzi, quasi fossero i Roxy Music del nuovo decennio (ascoltate in particolare l’inequivocabile “Sex Dwarf” per farvi un’idea di quello che intendo); mentre Almond declama testi focalizzati su temi come vita notturna, frustrazioni urbane, sesso bizzarro, droga e omicidio, Ball ha il compito di rivestire tali spunti lirici tramite una ragnatela elettronica suadente e ballabile, ma allo stesso tempo non priva di vitalità e di azzardate sincopi ritmiche. Nascono così brani quali “Frustration” e “Seedy Films”, robusti e mai anemici, impreziositi rispettivamente dall’apporto di sassofono e clarinetto; ed ancora, la misteriosa e noir “Memorabilia”, primo singolo della band, densa di riverberi jazzy; i pulsanti e più scopertamente dance “Entertain Me” e “Chips On My Shoulder”; infine, lo scenario solitario e desolato di “Bedsitter” e “Youth”, più pacati e meditativi. Insomma, non precisamente il classico complesso pop per ragazzine e teenager in età puberale: a fugare definitivamente ogni dubbio ci penserà lo stesso Almond, che paragonerà “Non Stop Erotic Cabaret” a un peep – show.

La “Deluxe Edition” della Mercury è ricchissima e curata in ogni minimo particolare, dal booklet notevole e pieno zeppo di foto dell’epoca alla confezione in digipack. Il primo disco ripropone interamente lo storico debut album “Non Stop Erotic Cabaret” (1981), con l’aggiunta del mini LP di remix “Non Stop Ecstatic Dancing” (1982), più un paio di bonus track.
Nel secondo disco vengono raccolte una serie di extended version dei brani più famosi, oltre a qualche altra canzone sparsa: si tratta dell’unico punto debole dell’operazione. Al posto di brani di scarto quali “Persuasion”, “Facility Girls” e “Fun City”, decisamente brutti e utili soltanto ad allungare a dismisura il brodo, si sarebbe senz’altro preferito il recupero di qualche singolo di spicco tratto dal secondo full length dei Soft Cell, “The Art Of Falling Apart” (1983), se non, addirittura, dell’album nella sua interezza.

Stefano Masnaghetti 

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