Robbie Williams Take The Crown

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Quella volpe di Robbie Williams…Chiusa la parentesi della reunion con i Take That ci tiene a piazzare un titolo come “Take The Crown”, tanto per far capire, alla fine della fiera, chi sia il numero uno. Ma buon sangue pare che scorra comunque con i vecchi compagni, dato che con Gary Barlow sono stati scritti

Quella volpe di Robbie Williams…Chiusa la parentesi della reunion con i Take That ci tiene a piazzare un titolo come “Take The Crown”, tanto per far capire, alla fine della fiera, chi sia il numero uno. Ma buon sangue pare che scorra comunque con i vecchi compagni, dato che con Gary Barlow sono stati scritti un paio di pezzi come il super singolo “Candy”. Il nuovo materiale di Robbie passa per le mani capaci del produttore Jacknife Lee, non c’è da stupirsi se quindi suona come una versione pop degli U2 anni 2000 (un esempio su tutti “Hunting For You”).

Meno flirt con l’elettronica e un Robbie un po’ più serio…che sia finalmente cresciuto? Non c’è da preoccuparsi troppo, le sue uscite dissacranti rimangono sempre, come “Shit On The Radio” e “Gospel” (Brindo a te, mi auguri sempre il meglio/e alzo il calice con un “vaffanculo”). E’ una raccolta di ottimo pop, ben costruito e ben scritto, ma che è lontano dai fasti di cazzutaggine di Robbie. C’è ancora margine per la festa (“Hey Wow Yeah Yeah”) ma in generale il tema del disco sembra essere il senso di colpa per comportamenti passati e, diciamoci la verità, segna l’arrivo di Robbie alla vecchiaia. Non è più la “sensation” di fine anni ’90 primi anni 2000. Rimane un grandissimo entertainer e i suoi fans saranno più che soddisfatti, ma questo disco non cambierà le sorti del pianeta.

Marco Brambilla


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