Ryan Adams – Ashes & Fire

Ryan Adams Ashes & Fire Recensione 3/5
Voce, chitarra e microfono. Non ha bisogno di altro Ryan Adams per chiudere il suo ultimo lavoro in studio. “Ashes & Fire” è un disco analogico, pienamente “nature”. Il suo autentico sound percorre undici brani sospesi in un’atmosfera eterea e malinconica: soluzioni strumentali che ricordano moltissimo i primi anni solisti, quelli di “Heartbreaker”. Insomma, l’esperimento metal del

Voce, chitarra e microfono. Non ha bisogno di altro Ryan Adams per chiudere il suo ultimo lavoro in studio. “Ashes & Fire” è un disco analogico, pienamente “nature”. Il suo autentico sound percorre undici brani sospesi in un’atmosfera eterea e malinconica: soluzioni strumentali che ricordano moltissimo i primi anni solisti, quelli di “Heartbreaker”. Insomma, l’esperimento metal del 2010, con “Orion”, non ha avuto seguito. Sceglie invece una dimensione più intima, in cui l’approccio acustico e le linee morbide diventano una costante in un progetto dal respiro folk rock.

Le premesse non erano di certo incoraggianti, tra un precedente fuori le righe e una discografia più che prolifica. Si contano, finora, tredici pubblicazioni in undici anni (per gli amanti dei numeri). “Ashes & Fire”, invece, è un lavoro pregevole. Adams ci dona il suo lato più romantico e una track-list sentimentale, probabilmente figlia del recente matrimonio con l’attrice americana Mandy Moore (questa, invece, per gli amanti del gossip). Ispirazioni o meriti che si dimostrano decisivi, qualunque essi siano, e sottolineano una maturità artistica che forse non ci si aspettava più. L’album, nel suo genere, non propone nulla di rivoluzionario, ma di certo non alimenta l’isterica produzione che ha appannato, negli ultimi anni, l’immagine dell’artista. Se di nuovo corso si tratta, lo scopriremo solo con le prossime tappe di questa singolare carriera. Per ora ci teniamo una raccolta di ballad educate, lineari e orfane dei Cardinals, fedele band che lo ha supportato nella produzione di svariati LP.

Spontaneità e ricercatezza strumentale si alternano efficacemente in “Ashes & Fire”. Le registrazioni, praticamente dal vivo, catturano tutta l’immediatezza dell’interpretazione; mentre gli arrangiamenti, come dichiara lo stesso Adams, sono frutto di un lavoro attento e appassionato. A impreziosire il lavoro, infine, la collaborazione con Norah Jones: in “Come Home”, “Save me” e “Kindness” affiora l’inconfondibile voce della cantante newyorkese.

Riccardo Rapezzi

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