Simple Plan – Get Your Heart On!

simple plan get your heart on recensione /5
Quando parli del nuovo disco dei Simple Plan e di qualsiasi release pop punk, è inevitabile abbassare l’asticella delle aspettative e buttarsi con un puro approccio for fun. Così bisogna fare con Get Your Heart On!, la loro ultima fatica, e da questa ottica il giudizio è solo uno: ampiamente positivo. Ok, la prima cosa

Quando parli del nuovo disco dei Simple Plan e di qualsiasi release pop punk, è inevitabile abbassare l’asticella delle aspettative e buttarsi con un puro approccio for fun. Così bisogna fare con Get Your Heart On!, la loro ultima fatica, e da questa ottica il giudizio è solo uno: ampiamente positivo.

Ok, la prima cosa che salta all’occhio è la copertina, pura operazione di marketing costruita su misura del teenager che acquisterà l’album e sulla quale, se donna, si rispecchierà: bella grafica, ma troppo stereotipata. Il punto è che quando giochi una carta chiamata Rivers Cuomo su Can’t keep my hands off you inevitabilmente vinci facile: il pezzo con il frontman dei Weezer è il migliore del lotto e il singolo perfetto per l’estate 2011, grazie a quel paio di coretti che entrano in testa da subito. Quella di Cuomo però non è l’unica ospitata: sono presenti altri tre special guest, nello specifico la pop star britannica Natasha Bedingfield, vera e propria coprotagonista del singolo di lancio Jet Lag, e i “ruoli minori” di Alex Gaskarth degli All Time Low ed il rapper canadese K’Naan, rispettivamente su Freaking Me Out e Summer Paradise.

Se non si fosse capito, la proposta musicale dei Simple Plan in questa ultima release non si muove di un millimetro: belle melodie, cori e ritornelli positivamente ruffiani sono assemblati in 11 pezzi arrangiati e prodotti da dio. Ecco, proprio la produzione è la marcia in più del disco: pesta quando deve pestare e rallenta quando la band si butta su filoni più melodici. Il tutto che naviga su una qualità complessiva piuttosto alta, anche se veri e propri picchi (escludendo il pezzo con Rivers Cuomo) non ne troviamo.

Suonare pezzi sfacciatamente pop punk come quelli di Get Your Heart On! a trent’anni può far apparire i Simple Plan come degli eterni Peter Pan incapaci di scrollarsi di dosso gli anni in high school. Una cosa è però sicura: di loro ci si può ancora fidare. Non sarà presente nessuna bomba atomica radiofonica come When I’m Gone o Welcome To My Life, ma la qualità del loro ultimo lavoro li rende ancora ampiamente meritevoli di considerazione.

Nicola Lucchetta

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