Subsonica – Una Nave In Una Foresta

subsonica-una-nave-in-una-foresta-recensione 3/5
"Una Nave In Una Foresta" è un sorta di amalgama di tutto ciò che i Subsonica ci hanno fatto sentire fino ad oggi che si ricompone in pezzi di livello.

Se foste ancora indecisi sul comprare o meno un biglietto per la nuova imminente tournée dei Subsonica, ve lo dico io: fatelo immediatamente! Con il loro nuovo album, “Una Nave In Una Foresta”, hanno decisamente alzato i BPM e l’impatto live dei nuovi pezzi sarà assolutamente devastante. Sto quindi dicendo che il nuovo album è finalmente un album degno di nota? Sì, no. Forse.
Eden è stato un album terribile. Mi dispiace, la penso così, non ci posso fare nulla. Ve lo dice uno che ha tutti gli album originali, che li segue da 15 anni, ha letto il diario di bordo tutti i giorni per anni e ha visto qualcosa come 20 concerti. Insomma dei Subsonica so tutto, ma proprio tutto. Quindi fidatevi di me. Peccato perché “L’Eclissi” invece era stata una piacevole sorpresa, un album spiazzante. Probabilmente al terzo posto dopo “Microchip Emozionale” e “Subsonica”. Per dire. Ma non stiamo parlando di “Eden”, stiamo parlando di “Una nave in una foresta”.

“Lazzaro”, primo estratto, ad un primo ascolto risulta banale, troppo banale. Col tempo ho capito però quale sarebbe stato l’impatto dal vivo e quindi ho deciso di perdonarlo. Qualche settimana fa con il preorder su iTunes escono altre tre canzoni: “Una nave in una foresta”, “Di Domenica” (nuovo singolo), “I Cerchi Degli Alberi”. Il primo impatto, ancora una volta, non è affatto buono, ma questa volta sbaglio, sbaglio terribilmente. “Di Domenica” è un pezzo che sembra di una band che prova ad imitare i Subsonica, “I Cerchi Degli Alberi” già meglio, mentre “Una Nave In Una Foresta” è un brano incredibile. A livello di suoni, di scrittura, tutto. È una traccia che più la ascolti e più lo apprezzi, e dal vivo non sarà da meno.
A questo punto, riprendo in mano le mie speranze ormai sepolte di ascoltare nuovamente nella mia vita un bell’album dalla band che mi ha dato così tanto in questi anni. Speranza delusa? Sì, no. Forse. C’è del buono sicuramente, altri livelli rispetto a “Eden” senza dubbio.
Sono un po’ schiavi del loro stile, lo perpetuano, anche perchè quando hanno provato a sperimentare qualcosa di diverso hanno fallito. E diciamo che i Subsonica che fanno i Subsonica, con annessi e connessi, e soprattutto con le vocali straziate dal buon Samuel, un po’ hanno anche rotto i coglioni. In questo album però avviene il miracolo, un sorta di amalgama di tutto ciò che ci hanno fatto sentire fino ad oggi che si ricompone in pezzi di livello, proprio quando si staccano da loro stessi. Ecco quindi che l’inizio dell’album è veramente pregevole.
La già citata titletrack lascia spazio a “Tra Le Labbra”. Toglietegli Samuel (non me ne voglia) ed è un brano di Apparat. Una bomba, fatte le dovute proporzioni. In Italia nessuno raggiunge questi livelli da questo punto di vista. Poi “Lazzaro” di cui abbiamo già espresso più che altro il potenziale live e “Attacca Il Panico”. Qui in effetti tornano tutti gli stilemi subsonici, però Samuel graffia, il Ninja pesta come un dannato, i bpm sono altissimi ed è impossibile rimanere fermi, nonostante una carenza lessicale che ormai purtroppo è quasi da dare per scontata.
Le altre due tracce di cui già abbiamo parlato, “Di Domenica” e “I Cerchi Degli Alberi”, purtroppo limitano in qualche modo l’album.
“Specchio” ci prova anche ad affrontare un tema spigoloso ma non convince. Poi “Ritmo Abarth”. Ecco, “Ritmo Abarth” forse è la canzone che vorresti non avessero mai scritto.
“Licantropia” lascia un po’ perplessi ma si fa apprezzare per una ricerca sonora nuovamente di respiro internazionale pur non convincendo a pieno come in “Tra Le Labbra”. Ah, da notare anche uno stacco alla “Chicco E Spillo”.
Chiude l’album “Il Terzo Paradiso”, collaborazione con l’artista Michelangelo Pistoletto, che ricorda un po’ “My Name Is Giovanni Giorgio”. Interessante per l’idea del featuring, meno per la resa.

Alla fine facendo proprio i conti della serva forse sono più i pezzi sì che quelli no. E la conclusione migliore che si possa trarre, con buona pace di tutto è: “Oh comunque questi sono vent’anni che fanno musica insieme, ancora buona”. Ancora buona!


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