SuperHeavy – SuperHeavy

Super Heavy Super Heavy Recensione /5
I SuperHeavy sono un supergruppo. Nell’accezione prettamente giornalistico-musicale, l’atroce termine ‘supergruppo’ indica una band i cui membri hanno già dei progetti avviati e una vita loro, più che la straordinaria qualità del gruppo in sè. Il perché decidano di unirsi e produrre qualcosa insieme è di solito argomento misterioso e spesso neppure chiaro ai membri

I SuperHeavy sono un supergruppo. Nell’accezione prettamente giornalistico-musicale, l’atroce termine ‘supergruppo’ indica una band i cui membri hanno già dei progetti avviati e una vita loro, più che la straordinaria qualità del gruppo in sè. Il perché decidano di unirsi e produrre qualcosa insieme è di solito argomento misterioso e spesso neppure chiaro ai membri stessi.

I SuperHeavy ricordano quelle serie tv giapponesi anni ’70, quelle con la squadra di eroi. Nella squadra erano, tassativamente, in cinque e dai e dai rispettavano sempre la formazione con l’eroe protagonista, la bella ragazza, l’amico figo e riservato del protagonista (spesso l’intelligente del gruppo), il ragazzino e il ciccione.

Mick Jagger è ovviamente il protagonista: non è neanche l’ideatore del progetto ma ruba sempre la scena, è preso benissimo e spadroneggia per tutto il disco. Che si ritrovi in una ballad, un pezzo rock o reggae, ci crede al 100% e il suo stile e il suo carisma sono inattaccabili. Joss Stone è la figa della situazione, ma molto più che una bella presenza: non è la protagonista ma la sua fantastica voce soul è in ottima forma e reclama i suoi spazi, ogni volta facendoci vibrare le orecchie. Dave Stewart (compagno di Annie Lennox negli Eurythmics) è la mente: ha voluto lui il progetto, non spiccica una parola ma è sempre presente con la sua chitarra. Ovviamente non si perde in virtuosismi, ma i suoi licks sono il collante del tutto; sa quello che deve fare e lo fa sempre bene. Damian Marley (figlio di Bob) è dentro come araldo del reggae, che è poi la sonorità portante del disco. Il suo apporto è fondamentale per mantenere il disco ‘gggiuovane’, martellando con quelle sonorità caraibiche ora tornate tanto di moda. Il ruolo del ciccione, infine, spetta al prolifico compositore indiano A.R. Rahman: non può rivaleggiare con gli altri ma è sempre presente, e ogni tanto ha il suo momento sotto i riflettori. Ce li vediamo Jagger e Stewart mentre, tra un cannone e l’altro nella tenuta Jamaicana di quest’ultimo, gongolano all’idea di buttare dentro al disco anche un po’ di punjabi-style, sssooooo cooool.

I SuperHeavy ricordano anche i film di Soderbergh, tipo “Ocean’s Eleven” o “Contagion“: cose già fatte ma riproposte in modo più stiloso e con una parata di attoroni. E viene da pensare: “Oh ma quanti attoroni, chissà come li hanno messi tutti insieme…Però, in fondo, a che serve? Magari l’hanno fatto per il LOL, magari poi si ritrovano tutti insieme alle loro feste e ci scherzano sopra“. Questa è la sintesi di SuperHeavy. Un progetto di reggae/pop/rock moderno assemblato da un pacchetto di lusso ma che non trasmette alcunché di particolare. Si ascolta più per la curiosità di sentire come interagiscono i 5 personaggi.

PS: Il secondo singolo “Satyameva Jayathe” ha un ritornello che ricorda tantissimo…non ci viene in mente, ma l’abbiamo già sentito. Sicuro. Usate i post sotto per rispondere. In palio un soggiorno nella residenza jamaicana di Dave Stewart. Cannoni inclusi.

Marco Brambilla

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