[Synth Pop] Brandon Flowers – Flamingo (2010)

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http://www.brandonflowersmusic.com/http://www.islandrecords.com/ È arrivato anche per il leader dei Killers, Brandon Flowers, il momento di essere grandi, e lasciare il nido materno per involarsi solitario verso la gloria. Il progetto che lo ha accompagnato fin’ora, e che di fatto è stato l’artefice del suo successo, non viene certo abbandonato, ma almeno per il momento lasciato lì



http://www.brandonflowersmusic.com/
http://www.islandrecords.com/

È arrivato anche per il leader dei Killers, Brandon Flowers, il momento di essere grandi, e lasciare il nido materno per involarsi solitario verso la gloria. Il progetto che lo ha accompagnato fin’ora, e che di fatto è stato l’artefice del suo successo, non viene certo abbandonato, ma almeno per il momento lasciato lì a riposare sulla mensola insieme alle foto di famiglia.

La solitudine nella quale si è voluto ritrovare l’ex voce dei The Killers, lontano a questo punto dalle influenze degli altri componenti della band, amplifica la tensione tutta pop che evidentemente albergava già nello spirito dello stesso Brandon e che aspettava solo un momento di totale libertà per poter essere espressa.
“Flamingo”, questo il titolo dal gusto esotico scelto, propone una selezione di 10 brani nella versione standard, con opportune estensioni commerciali presenti nella Deluxe Edition che comporta 4 brani aggiuntivi e 1 ulteriore bonus track per chi acquistasse in pre-ordine dal Giappone.

L’album, nel suo sviluppo, concentra melodie già conosciute in quanto appartenenti al repertorio ormai consolidato dei The Killers, soprattutto per quanto riguarda l’ultima produzione del quartetto di L.A., ma la zampa di un Brandon Flowers, liberato dall’influenza dei suoi collaboratori, è visibile nell’aspetto più pop dei pezzi che si rivestono di un’aura vagamente ‘80s sulle orme di Cars, Cure e Morrissey, e si spogliano invece di quel sapore indie che è ben riconoscibile nel marchio The Killlers.
L’attitudine un po’ modaiola dello stesso Brandon non è certo invisibile, e se da un lato essere considerato l’uomo meglio vestito del 2005 può essere un buono spot pubblicitario, evidentemente questo ha una ripercussione sull’aspetto più propriamente artistico che a tratti dà delle pennellate un po’ troppo nazional-popolari.

Il tema dominante dell’album è la “nostalgia di vecchie certezze nei confronti di un mondo rapace e senza scrupoli” e in questo emerge in tutta la sua semplicità la dottrina mormona alla quale Brandon appartiene.
Si intravede, in ogni caso, uno sforzo sperimentale ed innovativo anche se trattenuto e smorzato da una vena di moderazione che impallidisce una release che avrebbe potuto suscitare ben diverso stupore, e invece pare essere una promessa non mantenuta. Anche a livello di testi l’aria rischia di essere un po’ appesantita da un’eccessiva eccitazione da lettura della Bibbia, che unita alla proliferazione di metafore sul gioco d’azzardo si traduce in un’immagine di grave fatica.

Francesco Casati

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