T-Pain RevolveR

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Qualcuno tolga l’Auto-Tune a T-Pain. O forse c’è il rischio che scompaia, perché sotto sotto T-Pain e l’Auto-Tune sono la stessa cosa? Ma lasciamo da parte la palma d’oro per l’abuso di effetti vocali e concentriamoci su “RevolveR”, quarto disco in studio del musicista di Tallahassee. Che è brutto forte, lo diciamo subito, e volendo

Qualcuno tolga l’Auto-Tune a T-Pain. O forse c’è il rischio che scompaia, perché sotto sotto T-Pain e l’Auto-Tune sono la stessa cosa? Ma lasciamo da parte la palma d’oro per l’abuso di effetti vocali e concentriamoci su “RevolveR”, quarto disco in studio del musicista di Tallahassee. Che è brutto forte, lo diciamo subito, e volendo potremmo anche chiudere qui.

Ma se proprio vogliamo girare il dito nella piaga, possiamo cercare di passare in rassegna le quattordici tracce che compongono il lavoro, fiacche e prevedibili, sia quando T-Pain cerca di metterci un po’ più di grinta, come in “Bang Bang Pow Pow”, sia quando punta maggiormente sull’introspezione, come in “5 O’Clock”, che non viene salvata nemmeno dalla voce di Lily Allen. Timbrano il cartellino delle ospitate anche Chris Brown, Ne-Yo, Wiz Khalifa e Lil’ Wayne.

Bang Bang Pow Pow, qualcuno spari all’Auto-Tune di T-Pain…

Marco Agustoni

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