Tame Impala Lonerism

3.5/5
Avevano fatto parlare di loro meno di due anni fa con il loro primo lavoro, Innerspeaker, facendo strabuzzare gli occhi ai più. Stiamo parlando degli australiani Tame Impala. Un vero e proprio caso discografico, riusciti a scalare le vette delle classifiche di vendita del loro paese e ad arrivare con una certa agilità a farsi

Avevano fatto parlare di loro meno di due anni fa con il loro primo lavoro, Innerspeaker, facendo strabuzzare gli occhi ai più. Stiamo parlando degli australiani Tame Impala. Un vero e proprio caso discografico, riusciti a scalare le vette delle classifiche di vendita del loro paese e ad arrivare con una certa agilità a farsi apprezzare fin dall’altra parte del mondo. Questo è un gruppo eccentrico che predilige le sonorità psichedeliche con dei chiarissimi riferimenti alla musica dei primi anni settanta. Sono tanti i nomi che si potrebbero citare per provare a definirli, a me piace elencarne uno solo: pensate ai Beatles e alla loro deriva psichedelica portata all’ennesima potenza. I riferimenti al quartetto di Liverpool sono più che un caso molto spesso, soprattutto nella voce di Kevin Parker.

Non lasciatevi ingannare quindi da qualche piccola sbavatura che pur si nota o da una certa nostalgia e godetevi l’ascolto di “Lonerism” per quello che vi offre. I Tame Impala sono infatti ottimi musicisti in grado di creare trame psichedeliche avvolgenti utilizzando tutti gli strumenti e gli effetti possibili. La voce, le chitarre, i synth, gli echo, è un continuo comporsi e scomporsi di colori ed emozioni. Il tutto, e questa è la cosa più importante, senza sottovalutare una notevole capacità nella scrittura pop che gli permette di non lasciarsi trasportare troppo dalla psichedelia ma rimanere il più possibile legati a una forma canzone tradizionale.

L’album si apre con un fade in incalzante di una batteria, molto cruda che si contrappone ai suoni ampi e caldi che la circondano, l’intero pezzo, che sembra quasi una intro, è un chiaro esempio dei riferimenti Beatlesiani di cui si parlava prima. Le sessioni ritmiche dell’intero album mantengono sempre un ritmo serrato, tenendo sempre viva l’attenzione. Il compito di dilatare lo spazio è affidato ad altri strumenti. L’equilibrio tra pop e sperimantalismo è sempre precario e pende a volte più da una parte e a volte più dall’altra. Certo è che canzoni come Mind Mischief o Keep On Lying risultano veramente molto piacevoli pur non tradendo mai i connotati principali della musica della band australiana. La chiusura invece è affidata a due tracce decisamente meno “tradizionali”  che danno libero sfogo a tutte la ambizioni più psichedeliche.
C’è un po’ di tutto in questo nuovo atteso lavoro dei Tame Impala, effetti a più non posso, ottime melodie e tanta voglia di sperimentare. La stessa voglia che a volte li tradisce rischiando di fare apparire il disco un po’ poco omogeneo, se vogliamo l’unica pecca di un lavoro che conferma tuttavia le aspettative legate a questa band.

Giuseppe Guidotti


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