The Fray Helios

the-fray-helios-2014 3.5/5
Dopo due album non del tutto convincenti, i The Fray ritornano con qualcosa di più innovativo, qualcosa di più ricercato soprattutto nei suoni e negli arrangiamenti. Che siano riusciti a liberarsi del fardello della ripetitività?

Era il 2005 quando i soltanto ventenni The Fray conquistarono il mondo con il loro disco d’esordio, che superò le 2 milioni di copie fisiche e risultò l’album in formato digitale più venduto di tutti i tempi, grazie al trascinante singolo di debutto “How to save a life”, il quale li fece vivere di rendita per almeno 2-3 anni.

Dopo 9 anni e 2 album non del tutto convincenti, tornano con un lavoro più innovativo: “Helios”. Certo, niente di trascendentale, niente di rivoluzionario, semplicemente qualcosa di nuovo rispetto alla loro breve carriera discografica. Influenze e paragoni non si risparmiano: Coldplay, The Killers, OneRepublic (cori e tastiere), U2 (“Keep On Wanting” sembra andare proprio in quella direzione), Maroon 5 (“Give It Away” tra tutte). Il gruppo è ancora dedito al rock melodico, il singing del frontman Isaac Slade richiama ancora quello dei Counting Crows, i testi trattano gli stessi temi del passato, ma il risultato è sostanzialmente diverso. Alla produzione Stuart Price (The Killers, Madonna, Pet Shop Boys, Keane) e Ryan Tedder (frontman dei OneRepublic nonché produttore di Adele e Maroon 5, per citarne un paio) danno garanzie trasformando le piano-ballad alle quali eravamo abituati in qualcosa di più ricercato soprattutto nei suoni e negli arrangiamenti, mai banali. Una delle differenze rispetto al passato risiede nella costruzione dei ritornelli, prima molto cantilenanti, adesso molto più pop, come nati dalla ricerca del motivetto che ti entra in testa, del tormentone da lanciare. “Love Don’t Die”, primo singolo estratto, sembra avere proprio queste caratteristiche. Nella seconda parte dell’album risiedono le ballate tanto amate dal seguito della band statunitense, tant’è vero che canzoni come “Break Your Plans”e “Same As You” richiamano il sound di 9 anni fa. “Shadow and a Dancer” è una perla tanto semplice quanto ricercata, con la voce di Slade accompagnata in maniera perfetta da cori e sintetizzatori, in attesa delle percussioni per un finale in crescendo.

Il titolo dell’album, “Helios”, rappresenta il dio dell’Astro Solare, una divinità della religione greca, mentre
la copertina riproduce l’immagine della più grande infrastruttura per la produzione di energia solare, il “Solar Energy Generating System” del Deserto del Mojave, location utilizzata per girare il video del primo singolo. I collegamenti con le intenzioni possono sembrare sottili, ma tutto è nato dalla volontà del gruppo di mettersi in discussione, interrogarsi sul proprio futuro e quello mondo stesso. Un bel passo avanti (seppur necessario) per chi si lascia alle spalle il rischio di perdere aderenza per colpa della ripetitività.


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