The National, Trouble Will Find Me

3.5/5
Ultimo lavoro del gruppo indie rock The National, “Trouble Will Find Me” è caratterizzato dall'inconfondibile voce baritonale di Matt Berninger, atmosfere intense, e arrangiamenti ben curati. La pecca? Forse la monotonia.

Sesto album nella discografia del gruppo indie rock The National, “Trouble Will Find Me” è caratterizzato dall’inconfondibile voce baritonale di Matt Berninger, atmosfere intense, e arrangiamenti ben curati. La pecca? Forse la monotonia.

Il primo singolo estratto dal disco è “Demons”, pezzo introspettivo e riflessivo: il protagonista della canzone placa i suoi demoni, fa di tutti per tenerli a bada, e il tema è ricorrente nei testi di Berninger. Il singolo successivo è  “Don’t Swallow The Cap”, ovvero “Non ingoiare il tappo”, uno dei momenti migliori del disco: la batteria si fa sentire con un ritmo più incalzante e trascinante, e il testo contiene un interessante riferimento a Tennessee Williams (per chi non lo conoscesse, contrariamente a quanto suggerisce il nome non si tratta di un cantante country con cappello da cowboy e chitarra jumbo, bensì di uno scrittore e poeta statunitense), morto per aver ingoiato il tappo del collirio che si stava mettendo. Riferimenti a Williams sono inoltre presenti più volte nella discografia della band, prima fra tutti “City Middle”. Le ritmiche in questo disco sono quasi ipnotiche, e i testi lasciano da parte le metafore, i giri di parole, le evocazioni, per soffermarsi invece su una scrittura diretta e immediata. “Graceless” è uno dei pezzi più carichi dell’album; la malinconia delle parole contrasta la musica, come spesso accade, in modo analogo od opposto, per tutto il disco. “Sto bene, sono a terra. […] Non posso farci girare la mia testa intorno, continuo a sentirmi sempre più piccolo. Mi serve la mia ragazza”: così si apre “I Need My Girl”, quarto singolo estratto, ballata intensa e intimista.

Il materiale per questo LP è stato messo insieme a partire dal 2011, ma non è stato perfezionato fino all’arrivo del tragico uragano Sandy, che tra disastri e blackout vari ha fatto qualcosa di buono: ha riunito i musicisti sotto uno stesso tetto, distogliendoli dai loro progetti secondari. Con questo disco la band raggiunge senza dubbio una nuova maturità artistica, quella che permette di sperimentare liberamente, ma senza stravolgere il tuo stile, e fare essenzialmente ciò che si desidera senza troppi pensieri.


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