The Script – No Sound Without Silence

the-script-no-sound-without-silence-recensione 1.5/5
Un bel prodottino pronto per la vendita al dettaglio, ma della peggior sottomarca.

Poche altre band sono in grado di tirare fuori un pop rock di così immediata fruizione, peccato solo che questo quarto disco dei The Script confermi la caduta in picchiata verso il territorio della mediocrità. “No Sound Without Silence” è un lavoro dozzinale, tanto facile da assimilare quanto da dimenticare. Una triste conferma, che disillude chi ancora ricorda con piacere la freschezza del loro esordio, e quei pochi frammenti interessanti riscontrati nel secondo album, prima del noiosissimo “#3” del 2012. Per il resto tanti brani insipidi, talvolta banali, e troppi “woooo” che creeranno una bella eco nei palazzetti. Come i cori di “It’s Not For You”, inseriti con le braccia già alzate verso il cielo. Difficile credere che si tratti di un lavoro scritto durante un tour, perché è difficile individuarne l’ispirazione. “Army of Angels” e “Never Seen Anything Quite Like You” potrebbero finire nel diario di qualche quindicenne che non ha mai ascoltato un buon vero disco, ma faranno sorridere o sbadigliare qualunque altro destinatario.

Per capire realmente l’andazzo di “No Sound Without Silence” basta prendere il singolo di lancio – “Superheroes” – e il suo testo che sembra estrapolato dalla sigla di un cartone animato di fine anni Novanta: “When you’ve been fighting for it all your life / You’ve been struggling to make things right / That’s how a superhero learns to fly”, con l’immancabile seconda voce che chiude il quadretto con un “Every day, every hour / Turn the pain into power”. Parole cucite addosso al target della band irlandese, che vanno a comporre una serie di tagline, piuttosto che dei versi inseriti in un testo organico. Stesso giudizio negativo per la musica, con le solite tastiere anonime, quei tre o quattro accordi già sentiti e la batteria accessoria. Per finire, ancora una scorpacciata di auto-tune (perché chi ha sentito Danny O’Donoghue dal vivo, sa che ne stecca parecchie) e backing vocals con il fiocco rosso e il tag del prezzo in bella vista. Un bel prodottino pronto per la vendita al dettaglio, ma della peggior sottomarca.


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