The Sounds – Something To Die For

the sounds something to die for recensione /5
Something To Die For, il nuovo album dei The Sounds, è la conferma che la Svezia quando si impegna sforna ottimi lavori di musica pop. L’ultima loro fatica, il debutto per la Side One Dummy, è composta da dieci tracce che prendono il pop degli anni Ottanta, lo mischiano con l’indie rock e l’elettronica e

Something To Die For, il nuovo album dei The Sounds, è la conferma che la Svezia quando si impegna sforna ottimi lavori di musica pop. L’ultima loro fatica, il debutto per la Side One Dummy, è composta da dieci tracce che prendono il pop degli anni Ottanta, lo mischiano con l’indie rock e l’elettronica e lo portano nel 2011. La cantante Maja Ivarsson è la marcia in più: carismatica e sexy, con la sua voce graffiante ci accompagna in un viaggio tra chitarre, synth e batteria incalzante.

Dieci pezzi con nessun calo: l’inizio più “bombastico” e adatto ai dancefloor (l’accoppiata It’s So Easy/Dance With The Devil) si completa con gli episodi più sfacciatamente indie (Diana, The No No Song), il finale più intimista e acustico e un episodio (Won’t Let Them Tear Us Apart) che nella sua versione studio è pop ma che, on stage, di sicuro guadagnerà in watt. In mezzo a tutto ciò, una battuta che ci illude della presenza di una più articolata citazione di I Will Survive di Gloria Gaynor, che vi invitiamo a scovare.

Il quarto disco dei The Sounds non tradisce le aspettative: Something To Die For è un disco di qualità, mai noioso e che, con una studiata promozione, potrebbe far fare agli svedesi un notevole salto a livello di notorietà. Non si esce vivi dagli anni Ottanta, dicevano gli Afterhours: avevano ragione.

Nicola Lucchetta

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