The Ting Tings Sounds From Noweheresville

The Ting Tings Sounds From Nowheresville Recensione 2/5
Un disco sospirato per il duo britannico The Ting Tings. Dal 2010 ad oggi è stata rinviata almeno due volte la data di pubblicazione di “Sounds from Nowheresville”. L’album finalmente è fuori, ma mostra un approccio diverso rispetto al precedente e non convince. L’esordio della band risale a quattro anni fa con “That’s Not My

Un disco sospirato per il duo britannico The Ting Tings. Dal 2010 ad oggi è stata rinviata almeno due volte la data di pubblicazione di “Sounds from Nowheresville”. L’album finalmente è fuori, ma mostra un approccio diverso rispetto al precedente e non convince.

L’esordio della band risale a quattro anni fa con “That’s Not My Name” e “Shut Up And Let Me Go”, singoli che in poco tempo conquistano le hit di Regno Unito e dintorni, raggiungendo anche l’Italia. Tornano nuovamente sulla scena, stavolta prodotti da Roc Nation, ma il nuovo lavoro non sembra in grado di bissare i ritmi contagiosi del 2008. Emerge il tentativo di produrre un suono più maturo e ricercato allontanando così i toni vivaci e le colorazioni pop di “We Started Nothing”. Nonostante la nuova venatura rock, il disco fatica a decollare e si spegne in un finale piuttosto lento. Balzano all’ascolto un paio di tracce. “Hang It Up” che più si avvicina alla produzione precedente e “One by One”, aspra, elettronica e pronta per la rotazione radiofonica.

Complessivamente si può parlare di un passo indietro per Katie White e Jules De Martino, che rischiano di perdere i consensi raccolti con il debutto. Mesi di lavorazione e revisioni stilistiche (inizialmente l’album doveva intitolarsi “Kunst”, che in tedesco significa “Arte”) non danno, purtroppo, i risultati sperati.

Riccardo Rapezzi


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