A Place To Bury Strangers Onwards To The Wall

A Place To Bury Strangers Onwards To The Wall Recensione 3/5
Quando si tratta di noise rock è impossibile non pensare agli A Place To Bury Strangers, band statunitense di spicco nella scena noise/shoegaze. “Onwards To The Wall” è l’ottavo extended play ad opera della formazione capitanata dal singer Oliver Ackermann che anche in questa occasione dimostra tutto ciò che è in grado di fare. Nonostante

Quando si tratta di noise rock è impossibile non pensare agli A Place To Bury Strangers, band statunitense di spicco nella scena noise/shoegaze. “Onwards To The Wall” è l’ottavo extended play ad opera della formazione capitanata dal singer Oliver Ackermann che anche in questa occasione dimostra tutto ciò che è in grado di fare.

Nonostante l’esigua durata (solo 16 minuti all’incirca), le 5 canzoni non mancano di affascinare l’ascoltatore a volte con venature più cupe, altre con atmosfere space rock. Anche il cantato rimane sospeso tra rimandi psichedelici ed altri new wave degli anni d’oro (alla Ian Curtis, giusto per capirci) pur conservando la propria identità. “I Lost You” è la traccia che apre l’EP, nonché quella che maggiormente si avvicina ai loro precedenti episodi. Dalla title track in poi, terzo brano della release, l’impressione è che i suoni vadano ad alleggerirsi. In senso relativo ovviamente, non dimentichiamo che stiamo parlando di quella che è stata definita “The loudest band of New York”.

Nel complesso, le orecchie sanguinano meno a causa di sonorità più ovattate ed eterogenee che, tuttavia, non distruggono la natura degli A Place To Bury Strangers bensì le conferiscono sfaccettature gradevolissime. Se “Onwards To The Wall” rappresenta le premesse del prossimo full lenght  “Worship”, in uscita il 26 giugno, non c’è che da aspettarsi un gran bel disco.

Claudia Falzone


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