Alcest Les Voyages De L’Ame
Recensito da Redazione Outune il
10 gen 2012

I pezzi sono belli, senza alcun dubbio. L’apripista “Autre Temps” introduce perfettamente l’atmosfera che si respirerà nel resto dell’album: arpeggi di chitarra acustica che lasciano quasi subito spazio a lunghe perorazioni dell’elettrica, mentre il canto soffuso dona alla canzone un sapore di ballata rock onirica ed eterea, due aggettivi sicuramente abusati per musica di questo tipo, ma inevitabili da utilizzare, poiché descrivono meglio di qualunque altro sinonimo quello che si sente in queste composizioni. In alcune delle quali, è vero, si può notare un inasprimento del riffing (cfr. “Là Où Naissent Les Couleurs Nouvelles” e, soprattutto, “Faiseurs de Mondes“, l’unica in cui il black è ancora abbondantemente presente), senza che però venga mai messo in discussione l’assunto di base, quello di mantenere il tono complessivo dei pezzi sull’onirico ed etereo, appunto. La chiusura è affidata a “Summer’s Glory“, che ribadisce tutto quanto avvenuto in precedenza e, anzi, si apre e prosegue con un riff che potrebbe esser stato ideato dai Mogwai.
La produzione è la migliore che gli Alcest abbiano mai avuto, e certe raffinatezze nella scelta dei suoni indicano la grande professionalità del lavoro. Che però non fornisce nessun nuovo spunto, al contrario dei due che l’hanno preceduto. Segno che Neige ha preferito concentrarsi sulla forma piuttosto che sulla sostanza, cosicché la bellezza custodita in ”Les voyages de l’âme” rischia di sbiadirsi col passare del tempo.
Stefano Masnaghetti









