[Alternative Metal] Arkaea – Years In ..

Arkaea Years in Darkness (2009) /5
  Arkaea – Years In The Darkness (2009) Locust – Beneath The Shades Of Grey – Years In The Darkness – Gone Tomorrow – Awakening – Black Ocean – Break The Silence – Lucid Dreams – My Redemption – War Within – The World As One – Rise Today – Away From The Sun –

 

Arkaea – Years In The Darkness (2009)

Locust – Beneath The Shades Of Grey – Years In The Darkness – Gone Tomorrow – Awakening – Black Ocean – Break The Silence – Lucid Dreams – My Redemption – War Within – The World As One – Rise Today – Away From The Sun – Blackened Sky

http://www.myspace.com/arkaea
http://www.centurymedia.com/

Nonostante il casino che sta permeando i Fear Factory (dispute legali su chi abbia il diritto di usare il nome, ritorni illustri e presunti licenziamenti), Olde Wolbers non è rimasto con le mani in mano. Di fronte all’annuncio che né lui né il batterista Raymond Herrera avrebbero più fatto parte della band, il nostro ha chiamato a rapporto Jon Howard e Pat Kavanagh, rispettivamente voce e basso dei Threat Signal (per i quali aveva prodotto l’esordio del 2006), creando con loro il progetto Arkaea.

È sinceramente difficile dare un giudizio a questa release, principalmente perché metà dei brani del disco erano stati inizialmente composti per un futuro album dei Fear Factory. Siccome non è nemmeno troppo complicato capire di quali tracce si tratta, la domanda “Come avrebbe reso Bell qui?” è spesso dietro l’angolo, minacciando di pregiudicare l’intero ascolto.

Cercando di esulare da questo problema, ciò che si nota subito è quanto gli Arkaea siano figli di quel sound presente su “Archetype” e “Transgression”, platters in cui Wolbers aveva preso il posto di Cazares come chitarrista. I brani possiedono quella carica capace di dare begli scossoni ma, ahimè, cadono quasi sempre in quei canoni moderni che vorrebbero la strofa cantata “sporca” e il ritornello pulito, rendendo i pezzi fin troppo simili tra loro. E proprio nei ritornelli Howard sembra cavarsela meglio che non nelle fasi maggiormente aggressive (in cui pare spesso in affanno e poco ispirato), anche se la somiglianza con Chester Bennington dei Linkin Park è imbarazzante (“Gone Tomorrow” ne è un esempio lampante). 

“Years In The Darkness” è un album strano, adatto a chi non disdegna le sonorità metalcore ed ha apprezzato l’evoluzione avuta dall’ex band di Wolbers nell’ultimo decennio. Il valore del combo però si vedrà solamente quando verrà alla luce un seguito (cosa per nulla affatto scontata visto che è appena uscito un nuovo album dei Threat Signal), ovvero quando l’intero lp sarà scritto per l’occasione, e non “cucito insieme” riciclando idee altrimenti destinate all’oblio.

Nicolò Barovier 

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