[Alternative Metal] Rob Zombie – Hellbilly Deluxe 2 (2010)

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[Alternative Metal] Rob Zombie – Hellbilly Deluxe 2: Noble Jackals, Penny Dreadfuls and the Systematic Dehumanization of Cool (2010) http://www.robzombie.com/http://roadrunnerrecords.it/ Rob Zombie è una bravissima persona, lo si capisce già dal nome. Ha una bellissima moglie, una bella casa, fa dischi, fa film…una carriera onesta, insomma. A fine anni novanta parecchie mascelle caddero quando, dopo



[Alternative Metal] Rob Zombie – Hellbilly Deluxe 2: Noble Jackals, Penny Dreadfuls and the Systematic Dehumanization of Cool (2010)

http://www.robzombie.com/
http://roadrunnerrecords.it/

Rob Zombie è una bravissima persona, lo si capisce già dal nome. Ha una bellissima moglie, una bella casa, fa dischi, fa film…una carriera onesta, insomma. A fine anni novanta parecchie mascelle caddero quando, dopo l’abbandono della band White Zombie, Rob piazzò a sorpresa il suo debutto Hellbilly Deluxe in cima alle classifiche americane. L’industrial gutturale e ballabile di ‘Dragula’ e ‘Superbeast’ fu un bello scossone in un mondo di boyband e idoli latinoamericani, e pure un chiodo alla bara di chi rifiutava influenze moderne nella musica pesante.

Diversi album e parecchi film dopo, la riesumazione del mitico nome ‘Hellbilly Deluxe’ è piuttosto fuorviante. Quelli che hanno trovato troppo lenta e leggera la svolta vintage di Educated Horses (2006) saranno un pelo più contenti, ma non abbiamo certo l’assalto incessante ed elettronico dell’originale. Il disco parte e si capisce che hanno lasciato fare molto a John5 (famigerato chitarrista di Manson, ascoltatevi il suo Remixploitation), il che garantisce un lavoro di chitarra un pelo più elaborato, unito a un livello musicale decisamente più vario e dinamico che in passato.
Non cambia la passione per l’horror vintage, la fantascienza da bmovies etc etc…ma la cosa migliore è il ritorno alla grande della tamarraggine. Con titoli come ‘Jesus Frankenstein’, ‘Mars Needs Women’ e ‘Werewolf Women Of The SS’ (dal mitico trailer farlocco di Grindhouse) si va sul sicuro. Ritornelli come ‘run motherfucker, run motherfucker’ e il sornione ‘whaaaaat?’ azzerano il livello cerebrale e fanno desiderare birra e corse di dragster.

Il guaio è che, in soldoni, il disco non decolla mai veramente. C’è sicuramente un ritorno di quest’attitudine maranza nel cantare pezzi come ‘Sick Bubblegum’ o ‘What?’, ma il cd non travolge mai come l’originale Hellbilly e, anzi, a metà strada si perde pure. I pezzi non coinvolgono come in passato, ci sono diversi filler, stranamente di elettronica ce n’è ben poca, il tutto sembra un compromesso tra le parti più heavy degli esordi e il recente amore per le sonorità vintage. Ci sono pure scelte che lasciano perplessi come il riff rubato alla mitica ‘Freya’ dei The Sword in ‘Virgin Witch’ o il lungo assolo di batteria nella conclusiva ‘The Man That Laughs’.
Una buona summa della musica di Rob, un onesto addio ai cd stampati ma si poteva fare molto di più.

Marco Brambilla

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