[Alternative Metal] Soil – Picture Perfect (2009)

/5
  Tear – Lesser Man – Like It Is – Picture Perfect – Surrounded – Wasted – Every Moment – Anymore – Falter – Too Far Away – Calling Out – Temptation – Last Wish  www.soil-music.comwww.afm-records.de I Soil hanno vissuto un’unica, grande stagione, coincidente con l’uscita del loro secondo album, “Scars” (2001). Per un momento

 

Tear – Lesser Man – Like It Is – Picture Perfect – Surrounded – Wasted – Every Moment – Anymore – Falter – Too Far Away – Calling Out – Temptation – Last Wish
 
www.soil-music.com
www.afm-records.de

I Soil hanno vissuto un’unica, grande stagione, coincidente con l’uscita del loro secondo album, “Scars” (2001). Per un momento sono stati la next big thing all’interno del fenomeno nu – metal, da loro riletto in chiave post – thrash e irrorato da abbondanti dosi di hard rock. Poi, il tracollo. Il disco successivo, “Redefine” (2004), complice anche la crisi del movimento di cui sopra, vende pochissimo e la band è già in crisi. Il cantante Ryan McCombs se ne va nei Drowning Pool in cerca di fortuna (la troverà), e lo scioglimento è dietro l’angolo. Ma il gruppo non molla, arriva A. J. Cavalier quale sostituto di McCombs e con questa nuova line up i ragazzi registrano “True Self” (2006), emissione non certo trascendentale ma che ha, se non altro, il merito di tenerli vivi ancora per un po’.

Arriviamo così ai giorni nostri e a “Picture Perfect”, lavoro in linea con il loro classico stile e con quello che i Soil hanno sempre voluto trarre dalla musica, ossia un posto di riguardo all’interno del cosiddetto alternative e qualche passaggio radiofonico in patria. Purtroppo, anche in questo caso, i tempi di “Scars” sono lontani, il sound risulta esser fra il datato (negli episodi più ancorati al nu – metal) e il paraculo (nei brani maggiormente debitori delle ultime mode post – grunge), e troppe ballad melense indeboliscono ciò che già in origine non si presentava brillantissimo. La buona volontà il quartetto americano ce la mette, facendo produrre il dischetto da gente che ha lavorato con Disturbed, Deftones, Staind e Incubus, e piazzando una tripletta iniziale che presenta qualche motivo d’interesse: “Tear” è un buon ibrido fra alternative e power – thrash dal riffing compresso e saturo di groove alla Pantera, “Lesser Man” combina scampoli di Alice In Chains e vecchio rock sudista (probabilmente il punto più alto del disco), “Like It Is” è nu – metal di maniera, eppure efficace. Poi, però, “Picture Perfect” scende irreparabilmente di livello, barcamenandosi fra ballatone anemiche e continui ammiccamenti ai trend del momento, con sprazzi elettronici che non sortiscono altro effetto se non peggiorare melodie banalotte e trascurabili (cfr. la title – track e “Calling Out” come esempi). Sono proprio i pezzi lenti a rappresentare il peggio dei Soil, i quali farebbero meglio a concentrarsi sulla potenza di fuoco piuttosto che perdersi in cose per le quali non sono affatto portati.

Forse “Picture Perfect” potrebbe riscuotere qualche consenso negli States, anche se ne dubito, dato che ci son già molte band che suonano musica simile e pure molto meglio (Disturbed per il lato ‘nu’ e Alter Bridge per il lato ‘post’). Qui da noi non penso combineranno nulla. Un altro disco per continuare a vivacchiare come negli ultimi anni, ma purtroppo per i Soil il momento d’oro è irrimediabilmente trascorso.

Stefano Masnaghetti 

Condividi.