Architects – The Here And Now

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Sia chiaro, la band di Sam Carter è sempre stata di mestiere

Il “disco della svolta” per la stampa inglese; il “disco pop” per i più maligni. L’unica certezza è che con “The here and now” gli Architects faranno sicuramente discutere. Non basta la presenza di Greg Puciato dei Dillinger Escape Plan, sulla conclusiva “Year in year out”, per mettere in ombra il fatto che gli inglesi hanno deciso di ammorbidire il loro sound in maniera pesante.

Sia chiaro, la band di Sam Carter è sempre stata di mestiere: anche il presente “Hollow crown“, pur avendo i suoi bei momenti, non si muoveva oltre una sufficienza piena. La stessa linea rossa seguita anche dall’ultima release: i brani carini ci sono, sono tutti prodotti ed arrangiati bene, con, al contrario delle precedenti release, la melodia a farla da padrone. Una svolta comprensibile, fatta anche da altre band, ma che mai erano arrivate al punto di proporre due ballad (banali) e tante linee vocali pulite. E su questo, tanto di cappello a Sam Carter, che su registri più melodici esce a testa altissima.

Resta il fatto che, di fronte ad una concorrenza agguerrita chiamata Bring Me The Horizon e Your Demise, gli Architects escono sconfitti: “The here and now” è un mezzo passo falso e non è da escludere che il passato degli Architects resti un lontano ricordo.

Nicola Lucchetta

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