Axel Rudi Pell – The Ballads IV

Axel Rudi Pell The Ballads IV Recensione /5
Probabilmente, se lungo il corso della sua carriera Axel Rudi Pell fosse stato un po’ meno bulimico nel pubblicare dischi su dischi e un po’ più saggio nel valorizzare gli stessi, oggi staremmo parlando di un guitar hero più conosciuto dalle ‘masse’, e non solo amato da una ristretta, per quanto solida, cerchia di fan

Probabilmente, se lungo il corso della sua carriera Axel Rudi Pell fosse stato un po’ meno bulimico nel pubblicare dischi su dischi e un po’ più saggio nel valorizzare gli stessi, oggi staremmo parlando di un guitar hero più conosciuto dalle ‘masse’, e non solo amato da una ristretta, per quanto solida, cerchia di fan che non si lasciano sfuggire neppure un’uscita del musicista tedesco.

Ecco, un’uscita come questa. Ossia la sua quarta compilation di ‘power ballad’ (il terzo capitolo uscì nel 2004), che sinceramente non aggiunge né toglie nulla a quanto il chitarrista è stato in grado di esprimere in più di vent’anni di album solisti. Anzi, che del Nostro presenta solo un volto, quello più lento e melodico appunto, tralasciando ovviamente quello più propriamente hard’n’heavy. Un Pell monodimensionale, si potrebbe dire. “The Ballads IV” raccoglie 13 brani, dieci dei quali sono tratti da pubblicazioni precedenti e tre sono inediti (due cover più un originale). Tutto materiale ben prodotto, splendidamente suonato (con Terrana alla batteria e Gioeli alla voce non c’è da stupirsi di questo…) e che ribadisce la bravura di Axel alla sei corde, fra i migliori epigoni di Blackmore che siano mai entrati in un studio di registrazione; si senta ad esempio il suo assolo nell’inedito “Where The Wild Waters Flow“, per nulla sborone e perfettamente funzionale al pezzo. Questo è nella natura del suo stile, quasi mai sopra le righe e tendente a privilegiare il feeling piuttosto che la tecnica esecutiva (il rovescio della medaglia di ciò è costituito da una certa ripetitività insita nelle sue composizioni). Gli altri due inediti sono invece due cover: bella la versione pianistico – sinfonica di “Holy Diver” di Dio, con tanto di assolo rigorosamente acustico, troppo enfatica e fuori contesto quella di “Hallelujah” di Leonard Cohen.

Il resto, come già detto, infila una sequela di ballate elettriche già note che finisce per annoiare l’ascoltatore non strettamente fan dell’artista. Si fosse trattato di un ‘best of’ a 360°, avrebbe potuto interessare anche chi, non conoscendo nulla di costui, avesse voluto iniziare a scoprirlo a piccole dosi. Così, invece, “The Ballads IV” potrà interessare solo coloro i quali bramano possedere ogni singola traccia incisa da Axel Rudi Pell, comprese le tre inedite qui presenti. Interlocutorio.

Stefano Masnaghetti

Condividi.