Black Cobra Invernal

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Giungono al quarto album i Black Cobra, pesantissimo duo formato da Jason Landrian (voce e chitarra) e Rafael Martinez (batteria), entrambi di San Francisco. “Invernal” è sicuramente il loro disco più diretto e furente, parte a razzo con “Avalanche” e, eccettuate alcune digressioni più atmosferiche, termina la sua corsa con lo schiacciasassi impazzito di “Obliteration“.

Giungono al quarto album i Black Cobra, pesantissimo duo formato da Jason Landrian (voce e chitarra) e Rafael Martinez (batteria), entrambi di San Francisco. “Invernal” è sicuramente il loro disco più diretto e furente, parte a razzo con “Avalanche” e, eccettuate alcune digressioni più atmosferiche, termina la sua corsa con lo schiacciasassi impazzito di “Obliteration“. In questo senso, rappresenta la perfetta prosecuzione del predecessore “Chronomega” (2009), il quale in parte aveva già abbandonato le derive più psych – stoner e doom dei primi due capitoli “Bestial” (2006) e “Feather And Stone” (2007), per dirigersi verso uno sludgecore senza compromessi e contaminato da una sorta di thrash metal primitivo e lordo nei suoni. Negli ultimi anni i Black Cobra hanno condiviso spesso il palco con gli High On Fire, e probabilmente sono stati anch’essi influenzati dall’evoluzione di Matt Pike e soci, tanto che moltissime sono le affinità fra “Invernal” e l’ultimo LP di questi ultimi, “Snakes For The Divine” (2010).

Nella sua foga primordiale il lavoro è comunque più che apprezzabile. La produzione di Kurt Ballou (Converge) si rivela adeguata nell’enfatizzare la grassezza del sound, e il continuo susseguirsi di riff incatramati e assoli ultra distorti somiglia a una gragnuola di pugni in faccia sul volto del malcapitato ascoltatore. Da notare anche le accelerazioni della batteria, che seppure non perfette tecnicamente raggiungono lo scopo somigliando a una carica di bisonti inferociti. Pochi i momenti più riflessivi, rintracciabili soprattutto nelle pieghe di “Corrosion Fields” e nei tempi più lenti di “Abyss“, mentre tutto il resto è guerra e devastazione.

“Invernal” potrebbe deludere i fan della prima ora, a causa della mancanza di variazioni psichedeliche che costituivano buona parte del fascino dei primi lavori targati Black Cobra. In realtà, astraendolo dal passato del gruppo, è un ottimo disco, parzialmente penalizzato da una certa monotonia di fondo ma in grado di dare tutto e subito, quasi a voler rappresentare la delirante cavalcata di un’orda di barbari che spazza via tutto ciò che le si para davanti. Ideale per riscaldare le lunghe sere e notti d’inverno.

Stefano Masnaghetti

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