Black Label Society, Catacombs Of The Black Vatican

Black-Label-Society-Catacombs-of-the-Black-Vatican-recensione 3/5
Ritornano i Black Label Society, con Catacombs of the Black Vatican. A dispetto di un ottimo titolo, l'album complessivamente non regge alla distanza.

C’era un tempo in cui i Black Label Society di Zakk Wylde sparavano un disco all’anno. Poi è diventato un raccoltone all’anno. Dopo 4 anni di attesa dall’ultimo disco in studio esce il nuovo “Catacombs Of The Black Vatican”** seguito di quell’ “Order Of The Black” che aveva riportato i BLS a macinare riffazzi su riffazzi, dopo diversi episodi parecchio melodici.

E il nuovo cd butta un po’ tutto all’aria, un’uscita moscia, poco ispirata e senza una direzione ben precisa. Sembra quasi una roba buttata lì al volo per il tour insieme ai Black Sabbath. Curiosamente la maggior parte dei pezzi è molto breve, sotto i quattro minuti…ma più che brani diretti, immediati, veloci o ‘easy listening’ sembrano solamente incompiuti. Il sound è sempre quello, poche sorprese rispetto all’heavy stoner di sempre. C’è qualcosa di buono ma è troppo poco, troppo tardi. Una bella ballad come “Angel Of Mercy”, un paio di bei sassi come “Damn The Flood” e “Heart Of Darkness” forse appiattiti da suoni un po’ così così (ok che si va a gusti, ma la batteria è proprio di cartone).

I pezzi migliori nel finale, con “I’ve Gone Away” con Zakk a fare la sua versione di Alice In Chains stonerissimi, in un connubio azzeccato di riffazzi, assoli e linea vocale ispirata. Grande anche “Empty Promises”, sinuoso, conturbante e luciferino. Forse alla fine la brevità del disco è il suo punto di forza, con un concentrato del solito Wylde. Non tra le loro uscite più azzeccate.

**titolo che pensiamo derivi da quella convinzione tutta neocon U.S.A. che sotto il Vaticano ci sia una setta segreta di pazzi con un archivio di tutte le nefandezze di questo mondo – la frangia nera del Vaticano esiste eccome ma supponiamo preferisca adagiarsi in posti più comodi delle catacombe.


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