[Black Metal] Atritas – Celestial Decay (2009)

/5
  Ultimate Downfall – (Sacrifical) Devil Worship’s Psalmody – Gnosis: A Religious Wasteland – Memorium Magicus – All Celestial: Ruins & Ashes – Blasphemic Madness – Peste Sacrale (Sang Pour La Vie Eternelle) – His Presence: Satanic Divinity – Schizophrenia In Death – Divine Apocalyptic Gloom: Endtime’s Dawn www.atritas.chwww.ccprecords.com Gli svizzeri Atritas, giunti qui al

 

Ultimate Downfall – (Sacrifical) Devil Worship’s Psalmody – Gnosis: A Religious Wasteland – Memorium Magicus – All Celestial: Ruins & Ashes – Blasphemic Madness – Peste Sacrale (Sang Pour La Vie Eternelle) – His Presence: Satanic Divinity – Schizophrenia In Death – Divine Apocalyptic Gloom: Endtime’s Dawn

www.atritas.ch
www.ccprecords.com

Gli svizzeri Atritas, giunti qui al terzo album, dimostrano che anche un gruppo prettamente di genere può aspirare a comporre musica interessante e di un certo valore. Quello che suona il quintetto di Basilea è presto detto: black metal dalle forti connotazioni sinfoniche e dai tempi piuttosto serrati. Non c’è nulla di rivoluzionario o innovativo nella loro visione artistica, sia a livello sonoro sia a livello ‘ideologico’. Per lo più si tratta di una miscellanea di stili ed influenze mutuate dal black della seconda metà degli anni Novanta. Un ambito circoscritto, nel quale però gli elvetici si muovono agili e abili, sfruttandone tutte le sfumature.

Più precisamente, “Celestial Decay” attua una sintesi fra scuola norvegese e svedese. Le parti più veloci, spesso in blast – beat, devono tantissimo a Marduk e Dark Funeral: soprattutto questi ultimi sono presi a paradigma compositivo, e in alcuni passaggi la sensazione di rivivere le atmosfere di “The Secrets Of The Black Ars” si fa intensissima (Peste Sacrale). Ma gli Atritas non basano tutta la loro musica sull’impatto immediato, e sanno benissimo che per non far calare l’attenzione dell’ascoltatore è necessario differenziare: così parecchi sono i rallentamenti, e qui s’inseriscono le tastiere e un riffing che spesso guarda agli Emperor di “Anthems” (“Devil Worship’s Psalmody” e “Blasphemic Madness”) e un ‘sinfonismo’ che cita scaltramente i Dimmu Borgir e i Covenant di “Nexus Polaris” (All Celestial: Ruins & Ashes). Il tocco di classe, quello che distingue questo complesso da quasi tutti gli altri e lo porta ad esercitare un alto livello di artigianato, è però l’inclusione di qualche reminiscenza dei Satyricon di “Rebel Extravaganza” negli interstizi più cupi e sofferti del cd (Memorium Magicus).

Uno scream duttile, potente ed evocativo, e una produzione di ottima fattura, ben bilanciata fra tutti gli strumenti e cristallina senza essere ‘plasticosa’, completano il quadro di un prodotto che ha tutte le carte in regola per riscuotere consensi fra gli appassionati di black metal più aperti e privi di pregiudizi.

Stefano Masnaghetti          

Condividi.