[Black Metal] Blut Aus Nord – Memoria Vetusta …

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[Black Metal] Blut Aus Nord – Memoria Vetusta II Dialogue With The Stars (2009) Acceptance (Aske) – Disciple’s Libration (Lost In The Nine Worlds) – The Cosmic Echoes Of Non Matter (Immaterial Voices Of The Fathers) – Translucent Body Of Air (Sutta Anapanasati) – The Formless Sphere (Beyond The Reason) – …The Meditant (Dialogue With

[Black Metal] Blut Aus Nord – Memoria Vetusta II Dialogue With The Stars (2009)

Acceptance (Aske) – Disciple’s Libration (Lost In The Nine Worlds) – The Cosmic Echoes Of Non Matter (Immaterial Voices Of The Fathers) – Translucent Body Of Air (Sutta Anapanasati) – The Formless Sphere (Beyond The Reason) – …The Meditant (Dialogue With The Stars) – The Alcove Of Angels (Vipassana) – Antithesis Of The Flesh (…And Then Arises A New Essence) – Elevation

http://www.blutausnord.com
http://www.candlelightrecords.co.uk

A tredici anni di distanza dal primo capitolo, i Blut Aus Nord hanno deciso di mantenere la promessa fatta all’uscita del medesimo e di pubblicare, finalmente, la seconda parte del loro storico “Memoria Vetusta I: Fathers Of The Icy Age”. Anche da un punto di vista prettamente musicale si può parlare di riavvicinamento al passato, poiché i transalpini hanno optato per un ritorno ad una forma di black metal più classico, abbandonando le sperimentazioni industriali ed elettroniche presenti nei loro ultimi dischi. Lungi dall’essere un ripiegamento senile, questa svolta ha portato i Nostri a comporre un seguito persino superiore al proprio predecessore. Anzi, “Memoria Vetusta II” è forse il miglior disco della loro carriera, clamorosamente riuscito in ogni sua singola parte.

Perché il loro dialogo con le stelle riesce ad essere tradizionale ed innovativo allo stesso tempo. Da un lato il trio recupera il gusto per i canonici riff in tremolo e le sfuriate feroci del primo black metal, in particolare quello di marca svedese, dall’altro, però, aggiunge un afflato sinfonico e digressioni progressive che rendono i nove brani presenti nell’album mai scontati e sempre coinvolgenti. La chitarra di Vindsval torna a ruggire come nelle prime due opere dei Blut Aus Nord, ma con una padronanza tecnica e un’abilità che in passato non aveva mai avuto, mentre le tastiere di Feld non sono mai invasive, limitandosi a sottolineare gli spunti melodici più interessanti con rara raffinatezza. E di melodie interessanti ce ne sono moltissime. A partire da quelle di “Disciple’s Libration”, black veemente in chiave Abigor – mi ha ricordato le atmosfere di “Nachthymnen” – fluidificato proprio dal lavoro di Feld. Oppure quelle dal sapore tipicamente progressive della successiva “The Cosmic Echoes Of Non Matter”, nella quale si respirano anche aromi orientali. Questi ultimi la fanno da padrone nel brano – capolavoro del disco, “The Formless Sphere”, in cui l’inventiva e l’ispirazione della band volano altissime, riuscendo a far incontrare gli Emperor (sentite le tastiere) ed i Nile (sentite l’assolo di chitarra) e a trasportare entrambi nello spazio siderale. Nell’epica title – track, poi, fanno capolino pure gli ultimi Enslaved.

Un’opera che sfiora l’eccellenza, dunque, priva di cali di tensione e dalla personalità debordante. Distinguendosi dalle sonorità del cosiddetto “religious black metal”, tanto in voga nel loro paese d’origine, i Blut Aus Nord hanno realizzato quella che può essere considerata la prima, vera uscita imperdibile dell’anno in ambito black metal, e non solo.

Stefano Masnaghetti

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