[Black Metal] Kampfar – Heimgang (2008)

/5
Vantro – Inferno – Dodens Vee – Skogens Dyp – Antvort – Vansinn – Mareham – Feigdarvarsel – Vettekult – Vandring Sito Ufficiale della bandSito dell’etichetta discografica Per il sottoscritto è sempre un piacere poter parlare dei Kampfar, gruppo fondamentale della scena estrema Norvegese, che nella sua discografia può vantare almeno un capolavoro, quel “Mellom

Vantro – Inferno – Dodens Vee – Skogens Dyp – Antvort – Vansinn – Mareham – Feigdarvarsel – Vettekult – Vandring

Sito Ufficiale della band
Sito dell’etichetta discografica

Per il sottoscritto è sempre un piacere poter parlare dei Kampfar, gruppo fondamentale della scena estrema Norvegese, che nella sua discografia può vantare almeno un capolavoro, quel “Mellom Skogkledde Aaser” capace di ridefinire i canoni del black e di rappresentare un’opera seminale per il nascente movimento viking metal. Sono passati ormai undici anni dalla pubblicazione del disco succitato, e tra episodi meno felici (cfr. “Fra Underverdenen”) e un silenzio protrattosi per troppo tempo, la band è stata dimenticata dai più. Poi, due anni fa, l’improvviso ritorno con l’ottimo “Kvass” ha ridestato l’interesse del pubblico nei loro confronti. Sostanzialmente non era cambiato granché nella proposta musicale di Dolk e compagni, ma il nuovo album, pur non raggiungendo la bellezza e il pathos di “Mellom…”, mostrava dei musicisti in gran spolvero e un lotto di brani dalla ragguardevole intensità.

“Heimgang” altro non è che l’ideale prosecuzione di “Kvass”, ma quello che più conta è che riesce ad essere all’altezza del suo predecessore. “Vantro”, la marcia strumentale introduttiva, ha la funzione di trasportare l’ascoltatore nel mondo ancestrale ed eterno dei Kampfar, inamovibili nel loro immaginario costituito dai miti, dalle leggende e dalle tradizioni nordiche; le liriche, ancora una volta rigorosamente in Norvegese, testimoniano l’attaccamento fortissimo e sincero dei Nostri verso la loro patria.

Passando all’analisi strettamente musicale, rispetto ai lavori del passato “Heimgang” è composto da brani di più breve durata. Le differenze però si fermano qui, perché, come già accennato, il loro stile è rimasto cristallizzato nel passato: quest’ultima potrebbe apparire una feroce critica nei loro confronti, ma non lo è affatto. Ci sono gruppi per i quali sarebbe assurdo cambiare il proprio modus operandi, e i Kampfar rientrano appieno in questa categoria. Nel corso della loro carriera sono riusciti a plasmare un idioma sonoro personalissimo e immediatamente riconoscibile, e sarebbe un peccato non continuare a percorrerlo.

Perché dietro ai riff in tremolo della chitarra, dietro allo scream feroce di Dolk, dietro ai ritmi martellanti della sezione ritmica, si nascondono quasi sempre antiche melodie folk che l’abilità di questi musicisti riesce a rileggere in chiave black. Questo lo si nota soprattutto in canzoni come “Skogens Dyp” e “Feigdarvarsel”, poiché i tempi rallentano e la struttura dei brani è più direttamente percepibile, ma anche in frangenti maggiormente movimentati quest’ispirazione non viene a mancare: l’incalzante e glaciale “Inferno” ne è un esempio. Meritevole di citazione è anche la conclusiva “Vandring”, lenta e ipnotica, contrappuntata però da una prova pazzesca del cantante dietro al microfono.

A questo punto si potrebbero fare dei paragoni con gli Enslaved: questi ultimi, partiti da posizioni simili a quelle dei Kampfar, si sono poi rinnovati per approdare a una sorta di “progressive black” con pesanti sfumature psichedeliche. Impresa lodevole, ma io sostengo che questo non delegittima affatto dischi come “Heimgang”, in grado di far dimenticare questo mondo e di spalancarne un altro, ieri come oggi. Anzi, in grado di creare un passaggio tra il mondo della veglia e quello del sogno.

Stefano Masnaghetti

Condividi.