[Black Metal] Samael – Above (2009)

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  Under One Flag – Black Hole – Polygames – Earth Country – Illumination – Virtual War – In There – Dark Side – God’s Snake – On The Top Of It All – Black Hole (Verso Mix) http://www.samael.infohttp://www.nuclearblast.de Secondo le dichiarazioni di Vorph, “Above” dovrebbe suonare come una versione potenziata dei primi tre o

 

Under One Flag – Black Hole – Polygames – Earth Country – Illumination – Virtual War – In There – Dark Side – God’s Snake – On The Top Of It All – Black Hole (Verso Mix)

http://www.samael.info
http://www.nuclearblast.de

Secondo le dichiarazioni di Vorph, “Above” dovrebbe suonare come una versione potenziata dei primi tre o quattro album targati Samael, potendo persino rappresentare l’anello mancante tra “Ceremony Of Opposites” e “Passage”. Un disco interamente metal, quindi, un’operazione – nostalgia intesa a ricordare ai fan quali sono le radici della band elvetica. Sulla carta potrebbe anche apparire interessante, a patto di considerarla come opera di transizione, in attesa di nuove scoperte e nuovi approdi futuri.

Magari si trattasse davvero di questo! In realtà “Above” non può esser neppure considerato un salto nel passato metal del gruppo, perché non c’è traccia del loro personalissimo black lento, cupo e cerimoniale, ricchissimo di inflessioni doom, che aveva reso grandi ed inimitabili lavori come “Worship Him” o il già citato “Ceremony Of Opposites”. Nei 42 minuti di durata del disco i Samael allestiscono un’indifendibile fiera delle banalità, suonando un black metal velocissimo e infarcito di blast beat, totalmente piatto ed anonimo. Roba da non credere: in oltre vent’anni d’onoratissima carriera la capacità di creare soluzioni d’impatto basandosi sui tempi medi è sempre stata la loro costante ed il loro vanto, sia nella prima fase sia quando si son messi a sperimentare con drum machine, sfondi sintetici e atmosfere apocalittiche; adesso sembrano dei ragazzini intenti a scopiazzare del canonico black metal svedese, aggiungendo qua e là minimi rallentamenti e soffocando tutto con una produzione ultra compressa, in cui non si distingue nulla e anche le poche soluzioni interessanti vengono deturpate.

Qualche flebile bagliore dello splendore che fu può essere trovato in “Black Hole”, tiratissima come tutte le altre, ma con una ferocia vocale da parte di Vorph che ricorda i bei tempi; per il resto, anche la prova dietro al microfono del leader risulta essere priva di mordente, lontanissima dal ringhio malefico che esaltava i vecchi capolavori del quartetto. Ancora, “Dark Side” contiene reminiscenze dei Satyricon periodo “Rebel Extravaganza” (mi ha ricordato “Supersonic Journey” in alcuni passaggi), e l’intro cadenzato la rende uno dei pochissimi brani che possono vantare una qualche varietà stilistica, così come il remix di “Black Hole” chiude il disco in maniera dignitosa. Ma i pochi punti di forza di “Above” finiscono qui. Non c’è null’altro da segnalare, se non una sfilza di canzoni l’una uguale all’altra, mal prodotte e peggio eseguite.

Questo rischia di esser ricordato come il peggior album in assoluto dei Samael. Pare che non sia rimasta traccia del complesso che compose una pietra miliare di metallo oscuro e mutante come “Passage”, continuando a sfornare ottimi dischi fino al penultimo “Solar Soul”, connubio di atmosfere spaziali e marzialità industrial. Spero che si tratti di un colpo di testa momentaneo, e che “Above” venga presto dimenticato come uno spiacevole incidente di percorso.

Stefano Masnaghetti

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