[Black Metal] Taake – Taake (2008)

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  Atternatt – Umenneske – Lukt Til Helvete – Doedsjarl – Motpot – September Omsider – Velg Bort Livet http://taake.theblacksun.org/http://www.darkessencerecords.no Apparentemente, a giudicare dalla confezione, sembra che il nuovo capitolo di Hoest e compagni non debba distanziarsi di un millimetro rispetto a quanto fatto in passato: foreste immerse nella nebbia, incomprensibili testi vergati in alfabeto

 

Atternatt – Umenneske – Lukt Til Helvete – Doedsjarl – Motpot – September Omsider – Velg Bort Livet

http://taake.theblacksun.org/
http://www.darkessencerecords.no

Apparentemente, a giudicare dalla confezione, sembra che il nuovo capitolo di Hoest e compagni non debba distanziarsi di un millimetro rispetto a quanto fatto in passato: foreste immerse nella nebbia, incomprensibili testi vergati in alfabeto runico, consueti proclami in retrocopertina (true norwegian black metal, anti – human, anti – life, ecc.), storico logo sempre presente.

Eppure, immergendosi nell’ascolto, qualche diversità si nota, anche se i Taake, come sempre, preferiscono lavorare per piccole e graduali addizioni stilistiche, piuttosto che cambiare improvvisamente coordinate sonore. La parola magica, a questo giro, è black’n’roll, attitudine ad un suono meno epico e maggiormente diretto, che emerge chiaramente in alcune tracce dell’album, in particolare “Umenneske” e “Doedsjarl”: d’altra parte, la band non fa mistero di questa sua nuova passione, sfoggiando spesso e volentieri magliette dei Carpathian Forest durante i concerti. Si tratta comunque di un aspetto secondario, un semplice diversivo atto a render la loro musica meno tetragona all’innovazione, più ricca e variegata rispetto al passato recente, ossia a quel “…Doedskvad” che mostrava un preoccupante calo d’ispirazione.

Evidentemente di questo stallo compositivo se ne sono accorti anche i diretti interessati, decidendo che qualche piccola variazione era d’uopo, pena il definitivo inaridimento del songwriting. Anzi, sembra quasi che l’assenza di titolo di questo quarto full – length simboleggi un nuovo inizio: i tempi del loro capolavoro “Nattestid Ser Porten Vid” sono passati, i nuovi Taake sono meno magniloquenti e più lineari, più ispirati dai vecchi Darkthrone piuttosto che dai vecchi Satyricon.

Ovviamente ho voluto indicare le primigenie incarnazioni delle summenzionate band per far intendere, una volta ancora, che stiamo sempre parlando di un classico album di black norvegese. Le chitarre sono affilate e perennemente in tremolo, feroci blast – beat si alternano a soffocanti rallentamenti, Hoest urla e urla ancora, e non mancano neppure alcuni spunti atmosferici. Tutto come da copione, quindi. Però si tratta di un bel copione, e la sua recita non mancherà di soddisfare pienamente ogni appassionato di tali sonorità, specie di chi si emoziona riascoltando per l’ennesima volta le vecchie pietre miliari del decennio passato. Voglio essere nostalgico anch’io, ed eleggo questo disco tra i migliori dell’anno in ambito black metal, secondo solo al nuovo Leviathan. Neppure ascolterò i soloni che sentenzieranno essere questa musica fuori tempo massimo, priva d’innovazione, prevedibile, ecc. Poiché, se si dovessero tenere in considerazione solo opere realmente innovative e significative per la storia musicale, si riuscirebbe ad ascoltare, a stento, un nuovo disco all’anno. 

Stefano Masnaghetti

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