[Black Metal/Avantgarde] Nachtmystium – Addicts: Black Meddle Pt. 2 (2010)

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http://www.myspace.com/nachtmystiumhttp://www.candlelightrecords.co.uk/ Seguire le continue mutazioni stilistiche di Blake Judd e compagni è stimolante e interessante, e si può star sicuri che ad ogni loro nuovo album i Nachtmystium saranno in grado di sorprendere gli ascoltatori. È davvero difficile riconoscere, nei tratti dell’opera qui presente, la vecchia band che con “Reign Of The Malicious” si produceva


http://www.myspace.com/nachtmystium
http://www.candlelightrecords.co.uk/

Seguire le continue mutazioni stilistiche di Blake Judd e compagni è stimolante e interessante, e si può star sicuri che ad ogni loro nuovo album i Nachtmystium saranno in grado di sorprendere gli ascoltatori. È davvero difficile riconoscere, nei tratti dell’opera qui presente, la vecchia band che con “Reign Of The Malicious” si produceva in uno smisurato atto di fede verso i Darkthrone e il più grezzo e marcio black metal norvegese. Oggi quel complesso non esiste più, e il nuovo disco è un ulteriore passo verso una proposta musicale che di black vero e proprio conserva davvero poco, se escludiamo l’intatta propensione a scandagliare le dimensioni più cupe dell’esistenza.

“Addicts: Black Meddle Pt. 2”, quindi. Sin dal titolo è chiara la volontà di proseguire il discorso intrapreso con il precedente “Assassins: Black Meddle Pt. 1”. Ma nel nuovo lavoro i Nachtmystium corrono rischi ancora maggiori, allargando lo spettro sonoro non solo alla psichedelia e al rock classico, ma anche a numerose suggestioni elettroniche che gettano ponti verso la new wave, il dark, l’EBM e i club goth. E i brani costruiti su chorus melodici ad effetto aumentano a dismisura. Componenti che erano già presenti in piccole quantità anche nel predecessore, ma che qui vengono utilizzate in modo quasi smaccato. “No Funeral” e “Ruined Life Continuum”, ad esempio, vedono le tastiere quali protagoniste assolute, per un effetto complessivo che ricorda le sonorità dei primi Nine Inch Nails alle prese con qualche ipotetico successo dark wave dei primi anni Ottanta. Le digressioni acid rock sono invece concentrate soprattutto nelle spire lisergiche di “Every Last Drop”, ideale luogo d’incontro fra Pink Floyd e Agalloch, con tanto di synth che gorgoglia perso nelle profondità del cosmo, e nello ‘space black’ di “Then Fires”, mentre la title track potrebbe ricordare qualcosa degli Anathema di “Alternative 4”. Sempre dalle atmosfere dilatate, ma più vicina al black propriamente detto, è “The End Is Eternal”, canzone che non sfigurerebbe in un disco dei Wolves In The Throne Room. Gli unici episodi che possono, alla lontana, mantenere una certa attinenza con gli esordi dei Nachtmystium, sono il black metal rapido e scartavetrato di “High On Hate” e l’ibrido thrash/hardcore di “Blood Trance Fusion”, fra ultimi Satyricon, Celtic Frost e Sodom.

Dicevamo dell’interesse che suscitano i dischi degli americani. Ma questo non vuol necessariamente significare che siano anche riusciti. E, in effetti, “Addicts” è fin troppo disomogeneo e ‘onnivoro’ per dirsi realmente compiuto. Certe soluzioni stonano, sembrano messe a forza per far colpo sugli ascoltatori, e ne pregiudicano la scorrevolezza. Passare dal black alla psichedelia al dark all’elettronica spruzzata d’industrial all’hard rock è impresa davvero ardua, e a volte questa frantumazione stilistica finisce per penalizzare le trovate dei Nachtmystium. In questo senso “Assassins” era meglio strutturato e, nel complesso, più convincente. Ora sembra che la band abbia voluto far il passo più lungo della gamba. Le idee non mancano, ma andrebbero armonizzate meglio.

Stefano Masnaghetti

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