Bones & Comfort Mothersheep
Recensito da Stefano Masnaghetti il
30 mag 2012

In dieci brani i Bones & Comfort riescono a dare una precisa idea del loro universo sonoro di riferimento. I riff e gli assoli sono epidermici ed infuocati come si conviene, la voce enfatizza i passaggi più importanti, la batteria pesta tonante mentre il basso è fondamentale nel dare spessore alle composizioni. Come si diceva più sopra, nel cd è presente la pesantezza dello stoner contemporaneo (a tratti persino del metal vero e proprio), la quale viene però alleggerita e colorata dai continui rimandi al mondo dell’hard rock più classico, quello diretto discendente del blues elettrico. Ovvie sono quindi le influenze di Led Zeppelin e Black Sabbath (cfr. per questi ultimi l’atmosfera di “Orange Blossom And Four Swans“), e altrettanto imprescindibili le vampate sudiste mutuate da Lynyrd Skynyrd e Allman Brothers Band (“No Country For Musicians“); ma un ruolo di eguale importanza lo svolgono anche i ritrovati di band più vicine a noi come Orange Goblin, Firebird (“Inhale“) e soprattutto Clutch, la cui voglia di jammare informa alcuni fra gli episodi più riusciti di “Mothersheep”, su tutti “My Crusade“. Infine, citazione d’obbligo per i gorghi acidi di “Isaac’s Wife Song” e per la splendida ballad “Take Some Pills“, che ricorda i Down più meditativi ed acustici.
In breve, si è parlato di un esordio discografico davvero ottimo, annoverabile fra i lavori più interessanti spuntati dall’underground italico nel corso dell’anno. Frutto, fra l’altro, di una formazione che anche dal vivo sa davvero il fatto suo.
Stefano Masnaghetti
Voto: / 5











