Burzum – Fallen

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Ogniqualvolta si disquisisce di Varg Vikernes e dei suoi Burzum, si finisce sempre per affrontare argomenti di carattere morale o al massimo giudiziario piuttosto che concentrarsi su valutazioni di tipo puramente musicale. Certo, l’assassinio perpetrato da Varg nei confronti di Euronymous è marchio indelebile, che giustamente grava e graverà per sempre sulla testa del ‘Conte’.

Ogniqualvolta si disquisisce di Varg Vikernes e dei suoi Burzum, si finisce sempre per affrontare argomenti di carattere morale o al massimo giudiziario piuttosto che concentrarsi su valutazioni di tipo puramente musicale. Certo, l’assassinio perpetrato da Varg nei confronti di Euronymous è marchio indelebile, che giustamente grava e graverà per sempre sulla testa del ‘Conte’. Tuttavia sempre di un artista si sta parlando, e più corretto sarebbe occuparsi principalmente dei suoi dischi e delle sue canzoni, anche perché non si comprende il motivo per il quale le azioni compiute dall’uomo debbano automaticamente annullare le creazioni del musicista. In tutto questo c’è un eccesso di moralismo, tanto più che il Nostro non è il primo ad essersi macchiato di gravi delitti fra gli adepti dell’arte di Euterpe; tralasciando il celebre filone gangsta rap, basterà qui ricordare il caso di Carlo Gesualdo principe di Venosa, vissuto a cavallo fra Cinque e Seicento e fra i massimi compositori italiani non solo dell’epoca ma di sempre (di madrigali in particolare), il quale fu assassino non di una ma di due persone, per stroncare qualsiasi sterile polemica alla radice. E stiamo parlando di qualcuno la cui musica ancor oggi è insegnata nei conservatori (o, in ogni caso, dovrebbe esserlo).

Chiusa l’ineludibile parentesi iniziale, è il momento di parlare esclusivamente del nuovo disco, “Fallen”, uscito ad un solo anno di distanza dal predecessore “Belus”, ossia il primo album pubblicato da Varg dopo essere uscito dal carcere. Ovvio, quindi, che ci siano parecchie affinità fra i due lavori. Tuttavia, se “Belus” era piuttosto omogeneo a livello stilistico, al contrario “Fallen” è bifronte. Da un lato, infatti, si nota un parziale recupero delle prime sonorità, quelle più violente e selvagge dell’omonimo (1992), di “Aske” e di “Det Som Engang Var” (entrambi del 1993): “Vanvidd”, ad esempio, inizia con un riff tirato quasi in stile Darkthrone (quelli ‘classici’), per proseguire a velocità consistenti propulse da una drum machine minimale, mentre l’apertura di “Budstikken” richiama certe atmosfere di “Hvis Lyset Tar Oss” (1994), anche se successivamente la traccia sviluppa atmosfere epiche più affini all’ultimo corso. Sono proprio queste ultime che segnano brani come “Jeg Faller” e “Valen”, ipnotici mid tempo in cui, fra l’altro, vi è largo uso di ‘clean vocals’. Ed è questo un altro punto d’ambiguità del cd: Burzum non ha mai usato così largamente la voce pulita, tuttavia questa si scontra con un recupero del tipico scream a livelli che, se non raggiungono quelli degli albori, sono comunque ragguardevoli (cfr. le urla in “Vanvidd”). Nel complesso, poi, “Fallen” non può vantare un brano d’eccezione come lo era “Glemselens Elv” in “Belus”; malgrado ciò, risulta qualitativamente più costante, eccezion fatta per le scontate intro e outro.

Non ci sono quindi cambiamenti di rotta né improvvise novità. Il Conte, in questo suo nuovo corso, pare abbia ormai maturato caratteristiche riconoscibili sin da subito; riff freddi e glaciali ma più curati e ‘ragionati’ rispetto ad un tempo, atmosfere sì inquietanti ma meno morbose e opprimenti, un maggior tasso di epicità, produzione più pulita. E sì, i capolavori rimangono quelli dei Novanta, però questi ultimi due si segnalano per essere dei gran bei dischi, nettamente superiori alla parentesi “ambient – galeotta” (genere per il quale Varg non era davvero portato, eccezion fatta per l’ultimo episodio di “Filosofem”), segno che il ritorno dell’anno scorso non è stato casuale, e che probabilmente altri album seguiranno.

Stefano Masnaghetti

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