Cave In White Silence

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In campo Metalcore i Cave In sono uno fra i (pochissimi) gruppi che hanno avuto gli attributi di mettersi in gioco e reinventarsi un’identità ogni volta. Ma parlare di “White Silence”,  uscito a sei anni di distanza dal predecessore, è una vera e propria impresa. L’apertura è un tripudio di riff violenti e cantato che

In campo Metalcore i Cave In sono uno fra i (pochissimi) gruppi che hanno avuto gli attributi di mettersi in gioco e reinventarsi un’identità ogni volta. Ma parlare di “White Silence”,  uscito a sei anni di distanza dal predecessore, è una vera e propria impresa.

L’apertura è un tripudio di riff violenti e cantato che sfocia a tratti nel growl e anche i pezzi successivi si rivelano un concentrato di chitarre distorte e batterie martellanti tipiche di un metal ad alto voltaggio energetico, con “Summit Fever” che invece sfoggia sonorità più tendenti allo sludge di fine anni ’90. Ma la sorpresa, anzi lo shock, è in agguato. Con “Heartbreaks, Earthquakes”, la settima traccia, sparisce ogni suono pesante per lasciar spazio ad atmosfere sognanti vagamente floydiane, influenze molto palesi che si scorgono anche nelle ultime due canzoni della release.

“White Silence” non è un disco da buttare, il materiale è di ottima qualità, ma è una sorta di Dr. Jekyll e Mr Hyde musicale, due identità opposte fuse in una cosa sola. Spiazzante.

Claudia Falzone

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