[Crossover] Devil’s Gift – Devil’s Gift (2008)

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Looking For Jesus – Shadow Never Ending – Victim – Damned Angels – Final Words – Sacrifice – Beautiful You – All That You Left – Nobody – Hold On –  Bleed You Out – Game Show Winner – One On One  http://www.myspace.com/devilsgift Dei Devil’s Gift onestamente si riesce a sapere ben poco: hanno come

Looking For Jesus – Shadow Never Ending – Victim – Damned Angels – Final Words – Sacrifice – Beautiful You – All That You Left – Nobody – Hold On –  Bleed You Out – Game Show Winner – One On One
 
http://www.myspace.com/devilsgift

Dei Devil’s Gift onestamente si riesce a sapere ben poco: hanno come punto di riferimento semplicemente il loro indirizzo myspace, pagina all’interno della quale si trovano solamente le date delle loro esibizioni live, ed una manciata di pezzi rientranti nel loro debut album, il platter omonimo oggetto di recensione. Mancano uno straccio di biografia e  la line up (che non si trovano nemmeno nel retrocopertina del promo), per cui per chiunque voglia informarsi non può che limitarsi all’ascolto del loro materiale audio, che di per sé non può certo considerarsi quanto di meglio ci sia attualmente sulla scena: trattasi di un crossover piuttosto ruffiano condito dalla classica voce femminile che ultimamente va tanto di moda.

Devil’s Gift consta di 13 pezzi aventi all’incirca tutti lo stesso stile: pezzi tutti piuttosto cadenzati, dall’accordatura ribassata e dal riffing che può ricordare vagamente (ma nemmeno poi così alla lontana) quello di scuola Korn. Una sorta di nu-metal che ha il suo tocco di “originalità” nelle aperture melodiche sulle quali si apre costantemente il refrain che dà il la alla prestazione vocale della singer.
Tolti un paio di assoli che staccano dalla monotonia e dalla noia che assalgono lungo l’ascolto, da salvare rimangono semplicemente la prestazione di un bassista che di tanto in tanto con qualche intro e qualche riff funk-style utili a rendere più digeribile, nei limiti del possibile,  la musica dei Devil’s Gift.

Onestamente il lavoro dei floridiani è difficile salvarlo: risulta manchevole di innovazione, e questo di per sé non sarebbe un male a prescindere. Ciò che gioca a suo danno è piuttosto la scarsa qualità delle canzoni che non solo non danno la minima parvenza di ricercatezza ma che, di contro, lasciano trasparire la semplice intenzione di imprimersi facilmente in testa.

Il risultato, a parere di chi scrive, è assolutamente anonimo. Si spera che col prossimo lavoro i Devil’s Gift optino per un materiale dallo spessore maggiore sia dal punto di vista meramente artistico, sia soprattutto da quello della personalità.
 
Andrea Arditi

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