Crystal Castles III

3.5/5
I Crystal Castles sono dovuti andare in Polonia per esplorare sé stessi, buttare letteralmente i loro equipaggiamenti digitali e divertirsi con sintetizzatori e altre attrezzature analogiche. Ma la cosa più importante di “III“, non a caso il terzo lavoro dei canadesi, è che il duo composto da Ethan Kath e Alice Glass nella capitale Varsavia

I Crystal Castles sono dovuti andare in Polonia per esplorare sé stessi, buttare letteralmente i loro equipaggiamenti digitali e divertirsi con sintetizzatori e altre attrezzature analogiche. Ma la cosa più importante di “III“, non a caso il terzo lavoro dei canadesi, è che il duo composto da Ethan Kath e Alice Glass nella capitale Varsavia “ha ballato da solo“: nessun campionamento, nessuna cover e nessuna collaborazione (neanche di grido…Robert Smith dei The Cure questa volta lo hanno lasciato a casa). Solo loro e della strumentazione d’annata.

E il risultato finale è sorprendente, perché “III” è il lavoro che nessuno si sarebbe aspettato dai Crystal Castles. Messa da parte l’irruenza riottosa e nichilista dei due precedenti lavori (che comunque emerge nell’iniziale “Plague” e su “Insulin“), i Nostri costruiscono un suono pieno e ricco di sfumature e sentire dei suoni vintage e delle atmosfere così dense potrebbe spiazzare in maniera positiva da subito. La performance di entrambi i componenti è notevole, Kath è capace di costruire trame sonore importanti e la Glass dimostra più volte di saper cantare benissimo. Talenti che si fondono alla perfezione in quella “Affection” che potrebbe essere vista come il manifesto del nuovo corso dei Nordamericani e l’ideale continuazione di episodi più “popular” del passato come, ad esempio, “Crimewave“.

Un disco di transizione, ma di buona qualità: pur non tagliando i ponti con le origini, “III” è un vero e proprio balzo in avanti per il concept dei Crystal Castles che, se non dovesse scemare in futuro, potrebbe portare alla coppia grandi soddisfazioni.

Nicola Lucchetta

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