Current 93 – Honeysuckle Æons

Current 93 Honeysuckle Aeons Recensione /5
I Current 93, sin dai tempi della loro fondazione, sono stati la sigla attraverso la quale David Tibet ha potuto esternare in musica e versi le sue personali visioni riguardo al mondo, alla filosofia, alla religione, componendo dischi che per la loro carica dissacrante e iconoclasta hanno fatto epoca, come lo ‘scandaloso’ e ‘satanico’ “Nature

I Current 93, sin dai tempi della loro fondazione, sono stati la sigla attraverso la quale David Tibet ha potuto esternare in musica e versi le sue personali visioni riguardo al mondo, alla filosofia, alla religione, componendo dischi che per la loro carica dissacrante e iconoclasta hanno fatto epoca, come lo ‘scandaloso’ e ‘satanico’ “Nature Unveiled” (1984). Grazie anche alle numerose svolte stilistiche, il progetto è stato fondamentale per parecchi epigoni in diversi generi, dal neofolk al post – industrial fino al dark ambient. Ultimamente però David ha aumentato la sua prolificità in modo esponenziale, finendo per licenziare tramite i sempre più suoi Current 93 una marea fra album ed EP non sempre riuscitissimi e spesso non all’altezza della storia del marchio.

Difetti che in parte possono essere ascritti anche a quest’ultimo “Honeysuckle Æons“, fra i suoi dischi più scarni ed austeri di sempre, dedicato alla memoria di Peter Christopherson (Coil), scomparso nel 2010, e totalmente immerso in panorami neofolk. Rispetto ai diretti predecessori c’è anche un cambiamento d’organico: via la chitarra di James Blackshaw e il violoncello di John Contreras, spazio all’organo e al pianoforte di Baby Dee e, soprattutto, all’uso massiccio del theremin, presente in quasi tutti gli undici brani, e di molti strumenti legati alla musica tradizionale africana, quali oud (il liuto arabo) e kalimba. Una riserva strumentale che viene comunque usata con parsimonia, lasciando che protagonista assoluta sia la voce del leader, quasi sempre intenta a declamare poemi di complessa decifrazione.

Non mancano gli episodi affascinanti, anche per i non iniziati: ad esempio, i fraseggi di piano che s’intrecciano con il soffio del theremin in “Persimmon“, oppure gli arabeschi entro i quali si sviluppa l’orientaleggiante “Cuckoo“, fra le poche canzoni ad avere un accompagnamento percussivo, o ancora l’intensità spettrale di “Lily“, che si sviluppa a partire da un riuscitissimo bordone d’organo e vira anch’essa verso lidi mediorientali (ottimo l’accompagnamento di oud). Ma non tutte le tracce sono all’altezza, e  “Honeysuckle Æons” rischia di apparire sin troppo monotono, soprattutto nella sua parte finale. Manca un pizzico di genialità, quella che in passato ha reso irrinunciabili alcune tappe del percorso controcorrente dei Current 93. Solo per adepti di lungo corso del verbo ‘tibetano’.

Stefano Masnaghetti

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