Strapping Young Lad – Alien

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Devin Townsend prosegue con il discorso Strappino Young Lad e anche in questo caso riesce nell’intento di spostare le frontiere dell’estremo un po’ più avanti. “Alien” è un disco saturo, iperviolento, ipertecnico, veloce, urlato, complesso. Non ci sono spiragli, ogni aspetto del sound della band è saturato. Proprio per questo a dar fiato spuntano qua

Devin Townsend prosegue con il discorso Strappino Young Lad e anche in questo caso riesce nell’intento di spostare le frontiere dell’estremo un po’ più avanti.
“Alien” è un disco saturo, iperviolento, ipertecnico, veloce, urlato, complesso. Non ci sono spiragli, ogni aspetto del sound della band è saturato. Proprio per questo a dar fiato spuntano qua e là episodi melodici inaspettati (il coretto di voci bianche in “Shitstorm”, le chitarre acustiche di “Two Weeks” e via dicendo). Certo, la freschezza, la rabbia cieca e la spinta innovativa di “City” non ci sono, ed è anche ingiusto pretendere da Townsend nuove invenzioni ad ogni album esattamente come non è il caso di aspettarsi una rivoluzione completa del sound ad ogni disco. È difficile però immaginare una possibile evoluzione a questo punto, spesso si ha la sensazione che solo un sottilissimo vetro ci separi dal chaos più totale. Chi vivrà vedrà, nel frattempo dovremmo accontentarci di spezzarci il collo con “Alien”.

S.D.N.

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