[Cyber Thrash] Mnemic – Passenger (2007)

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Humanaut – In The Nothingness Black – Meaningless – Psykorgasm – Pigfuck – In Control – Electric I’d Hypocrisy – Stuck Here – What’s Left – Shape Of The Formless – The Eye On Your Back www.mnemic.comwww.nuclearblast.de La definizione ‘cyber thrash’ rimanda subito a nomi mica da poco come Fear Factory, Strapping Young Lad e

Humanaut – In The Nothingness Black – Meaningless – Psykorgasm – Pigfuck – In Control – Electric I’d Hypocrisy – Stuck Here – What’s Left – Shape Of The Formless – The Eye On Your Back

www.mnemic.com
www.nuclearblast.de

La definizione ‘cyber thrash’ rimanda subito a nomi mica da poco come Fear Factory, Strapping Young Lad e anche Meshuggah. In effetti in questo terzo album dei danesi Mnemic si sentono eccome le influenze di questi grupponi, rielaborate e condite con una buona dose di stacchi nu-metal (Disturbed e Mudvayne su tutti) e con un’innaffiata di swedish metal moderno, leggi In Flames e Soilwork, e con una strizzata d’occhio ai ritornelli che avevamo sentito di recente sull’ultimo Raunchy (guarda a caso danesi pure loro…). Un’ulteriore evoluzione del sound apparso sul debutto “Mechanical Spin Phenomena” e proseguito con “The Audio Injected Soul” nel fortunato biennio 2003/2004.

“Passenger” scorre bene per la prima metà: l’apertura con Humanaut dove il nuovo bravo singer Guillaume Bideau, ex Scarve, richiama anche troppo Townsend, le successive In The Nothingness Black e il singolone Meaningless (in cui c’è lo zampone di Roy-Z) cominciano la listening session in modo eccellente. Più bordello e più Meshuggah in Psykorgasm (con l’aiuto di due individui del calibro di Shane Embury e Jeff Walker), in Pigfuck invece un ritornello alla Fred Durst viene supportato dalle backup vocals e da un tupatupa messo lì un po’ a muzzo. La tensione però cala col proseguire del disco, non che le tracce successive siano meno potenti o costruite, la sensazione però di sentire sempre la stessa cosa cresce col passare dei minuti.

Il disco è comunque sufficiente, è sperabile però che i ragazzi scelgano una direzione più stabile nei prossimi anni: prendere a destra a manca e shakerare, anche se lo si fa bene, non aiuta certo l’emergere della personalità necessaria per sopravvivere nel music biz. Sicuramente la produzione pazzesca di Wolbers e il tentativo di accontentare diversi tipi di ascoltatori, aiuterà non poco i Mnemic a uscire ancora più allo scoperto. Il palco e il prossimo disco potranno dirci se la band potrà ambire a un posto di rillievo nel panorama heavy attuale.

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