[Death] Lecherous Nocturne – The Age of Miracles Has…

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Just War Theory – We are as dust – When Single Shines the Tripled Sun – Edict of Worms – The Age of Miracles Has Passed – Requiem for the Insects – Death Hurts Only the Living – The Preponderance of Fire Sito ufficiale della band Etichetta discografica Ci risiamo. Nuovo disco e medesimi risultati

Just War Theory – We are as dust – When Single Shines the Tripled Sun – Edict of Worms – The Age of Miracles Has Passed – Requiem for the Insects – Death Hurts Only the Living – The Preponderance of Fire

Sito ufficiale della band
Etichetta discografica

Ci risiamo. Nuovo disco e medesimi risultati per i Lecherous Nocturne, ferocissima formazione del South Carolina, che a due anni di distanza dal debutto Adoration Of the Blade, si ripresenta su Unique Leader con un nuovo album, The Age of Miracles Has Passed.

Per chi non conoscesse la band, bisogna dire che i nostri non sono certo degli sprovveduti, avendo all’interno della propria lineup musicisti del calibro di Mike Poggione (Monstrosity e Capharnaum) e Chris Lollis (bassista durante gli ultimi tour dei Nile, qui però in veste di chitarrista) a fare da traino, come successe anche per il debutto con Dallas Toler-Wade, voce e chitarra dei Nile, impegnato per l’occasione in una splendida prova alla batteria. Potentissimi, iperveloci, tecnicamente ineccepibili, eppure i Lecherous Nocturne non riescono a convincere appieno neanche questa volta. Brutalità a pioggia che a lungo andare appiattisce tutte le composizioni, indirizzate sempre su ritmi furiosi e con l’onnipresente (ed eccessivamente monocorde) voce di Jason Hohenstein ad appesantire ulteriormente il tutto.

A dire il vero, i nostri qualche tentativo di differenziare l’andamento generale l’hanno compiuto: i richiami black dell’esordio sono stati accantonati, inserendo nelle strutture brevi momenti di “pausa”, con una vena epica che non riesce però a farsi largo come auspicato; il riffing è obiettivamente senza pecche, combinando velocità e varietà in modo però non sufficiente a coprire tutta la durata (esigua) del disco, col rischio sempre dietro l’angolo di perdere l’attenzione dopo qualche traccia. L’omogeneità di fondo non è certo un problema per chi è avvezzo a questo tipo di musica, ma in questo caso la pecca è abbastanza evidente. Una mancanza di spessore che si riscontra anche quando i nostri non si affidano alla velocità, come nella title track The Age of Miracles Has Passed, ancora una volta tecnicamente perfetta, ma abbastanza superficiale.

Un dischetto che potrà far piacere (per poco tempo) agli appassionati, ma che finirà nel dimenticatoio abbastanza in fretta.

Stefano Risso

 

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