[Death Metal] Aborted – Strychnine.213 (2008)

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  Carrion – Ophiolatry On A Hemocite Platter – I35 – Pestiferous Subterfuge – The Chyme Congeries – A Murmur In Decrepit Wits – Enterrement Of An Idol – Hereditary Bane – Avarice Of Vilification – The Obfuscate http://www.myspace.com/abortedmetalhttp://www.centurymedia.com/ La parabola discendente si era già manifestata con il precedente Slaughter & Apparatus, salvato unicamente dall’innegabile

 

Carrion – Ophiolatry On A Hemocite Platter – I35 – Pestiferous Subterfuge – The Chyme Congeries – A Murmur In Decrepit Wits – Enterrement Of An Idol – Hereditary Bane – Avarice Of Vilification – The Obfuscate

http://www.myspace.com/abortedmetal
http://www.centurymedia.com/

La parabola discendente si era già manifestata con il precedente Slaughter & Apparatus, salvato unicamente dall’innegabile classe della band belga, cosa che purtroppo non si è verificata con il nuovo lavoro, Strychnine.213, l’album che segna il livello più basso raggiunto dai nostri.

Del resto, procedere al ritmo di un album (e svariati tour) all’anno è rischioso, come del resto cambiare line-up con una semplicità disarmante e approdare a una grande label (per una formazione di questo tipo). Difficilmente gli equilibri rimangono inalterati o di pari valore, e così, uno degli act più osannati da critica e pubblico, si ritrova tra le mani il parto più deludente dell’intera carriera, composto da canzoni fin troppo semplici, quasi dimesse, dove la melodia sta prendendo sempre più spazio, lasciando la desinenza “core” prendere sempre più spazio alla denominazione “brutal”.

Il ché non sarebbe un male, ma quello che difetta agli Aborted è qualcosa di più profondo. Il cambio di musicisti stavolta non ha giovato, non ha portato quella ventata di aria fresca che in ogni album precedente si era fatta sentire, facendo rimanere i Nostri sempre riconoscibili dalla primissima nota. Strychnine.213 si insabbia nella stesura di brani fin troppo scolastici, con pochi di quegli spunti famosi tanto cari ai fan in cui persino gli elementi carcassiani tipici sono stati messi in un angolo, difetta di arrangiamenti e ha una produzione insufficiente per una proposta come la loro. Difetta, semplicemente, di ispirazione.

C’è poco da salvare, a parte la cover molto ben realizzata. Una delusione.

Stefano Risso

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