[Death Metal] Behemoth – Evangelion (2009)

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Daimonos – Shemhaforash – Ov Fire And The Void – Transmigrating Beyond Realms Ov Amenti – He Who Breeds Pestilence – The Seed Ov I – Alas, Lord Is Upon Me – Defiling Morality Ov Black God – Lucifer www.behemoth.plwww.nuclearblast.de Con “Evangelion” i Behemoth proseguono nella loro marcia inarrestabile verso il gotha della scena death

Daimonos – Shemhaforash – Ov Fire And The Void – Transmigrating Beyond Realms Ov Amenti – He Who Breeds Pestilence – The Seed Ov I – Alas, Lord Is Upon Me – Defiling Morality Ov Black God – Lucifer

www.behemoth.pl
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Con “Evangelion” i Behemoth proseguono nella loro marcia inarrestabile verso il gotha della scena death metal odierna. Lo fanno con il loro album più maturo, solido e compatto, pur abdicando in parte all’originalità che contraddistinse i precedenti “Deimgod” e “The Apostasy”, dischi più coraggiosi ma meno compiuti. In “Evangelion”, invece, sembra che Nergal e compagni siano approdati al loro stile definitivo, stile ricercato e raggiunto dopo parecchi anni di crescita artistica, che li ha visti protagonisti di una mutazione sorprendente, partita dagli oscuri lidi black di “Sventevith” e “Grom” e giunta, oggi, ad un death altrettanto oscuro e morboso, ma dalla perizia tecnica ineccepibile e dall’impatto mostruoso.

Il merito di questa evoluzione è dovuto, almeno in parte, all’inserimento di Inferno in formazione: in più di un decennio di militanza nelle fila della band polacca il batterista è cresciuto moltissimo, e oggi lo si può tranquillamente annoverare tra i migliori drummer in ambito metal. I potenti blast beat di “Shemhaforash”, le terribili accelerazioni di “Daimonos”, i ritmi lenti e soffocanti di “Ov Fire And The Void” sono tutta farina del suo sacco, e contribuiscono in modo determinante a rendere impressionante la tripletta iniziale; di questi tempi è molto raro scovare dischi death metal capaci di metterti al tappeto dopo appena tre pezzi. Certo si gioca sul sicuro. Perché, come detto qualche riga sopra, ora il trio non ha nessuna intenzione di cambiare rotta e preferisce rifinire la propria consolidata abilità, piuttosto che proseguire nell’esplorazione di nuove sonorità. Così le parti di chitarra sono forse il punto debole del disco (o, perlomeno, la sua parte meno eccellente): in molti passaggi c’è un che di già sentito che non funziona del tutto. Nergal è abile con la sei corde, ma alcuni riff ricordano troppo da vicino le soluzioni utilizzate in album come “Satanica”, “Thelema.6” o lo stesso “The Apostasy”. Anche la maestosità di certi passaggi più marcatamente melodici viene sporcata da qualche riferimento di troppo ai Nile (cfr. la pur bellissima “Daimonos”). Inoltre il disco cala nel finale, non riuscendo a reggere per tutti i suoi 42 minuti di durata l’incredibile livello delle prime tre canzoni. “Lucifer”, infatti, ha degli spunti interessanti e un’aura epica di notevole caratura, ma è un po’ troppo prolissa e finisce per non convincere del tutto l’ascoltatore.

Forse son stato sin troppo pignolo nell’evidenziare i difetti di “Evangelion”, che rimane comunque uno degli appuntamenti imperdibili di questo 2009, almeno nell’ambito del metal più violento e muscolare. La fama raggiunta dai Behemoth in Europa e negli Stati Uniti è specchio dell’abilità della formazione, forse quella che in campo death più è cresciuta negli ultimi anni. Probabilmente il sapore retrospettivo di questa loro ultima emissione discografica è frutto di una scelta ben ponderata, quella di capitalizzare al massimo quanto fatto di buono sino ad oggi. In questo senso, sarebbe stato difficile fare meglio. Erano grandi quando suonavano puro black metal, e lo sono anche suonando puro death metal. “Evangelion” è un disco che potrà essere apprezzato anche dai più nostalgici fra i loro fan.

Stefano Masnaghetti

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