[Deathcore] Despised Icon – Day Of Mourning (2009)

Despised Icon Day of mourning 2009 /5
  [Deathcore] Despised Icon – Day Of Mourning (2009) Les Temps Changent – Day Of Mourning – Mvp – All For Nothing – Eulogy – Made Of Glass – Black Lungs – Diva Of Disgust – Entre Le Bien Et Le Mal – Sleepless http://www.despisedicon.com/http://www.centurymedia.com/ In una scena che, non si dovrebbe mai smettere di

 

[Deathcore] Despised Icon – Day Of Mourning (2009)

Les Temps Changent – Day Of Mourning – Mvp – All For Nothing – Eulogy – Made Of Glass – Black Lungs – Diva Of Disgust – Entre Le Bien Et Le Mal – Sleepless

http://www.despisedicon.com/
http://www.centurymedia.com/

In una scena che, non si dovrebbe mai smettere di ripetere, ormai è arrivata al punto di non ritorno, per uscire dalla mediocrità servono esclusivamente buone idee e/o del carisma fuori dal comune. I canadesi Despised Icon, pur essendo l’incarnazione vivente di tutti i cliché del deathcore (blast beat ai limiti dell’ultrasuono, cantato growl e screaming, in questo caso a carico di ben due cantanti, e parti strumentali molto intricate e complesse), riescono nell’impresa di suonare “cool” e di diventare, di fatto, uno dei più rilevanti act del genere insieme agli statunitensi Job for a Cowboy e The Black Dahlia Murder.

Niente di nuovo rispetto al precedente “The Ills of Modern Man”, disco con il quale i sei di Montreal erano riusciti a plasmare il Despised Icon sound: per dare un’idea, è come se i Morbid Angel fossero nati in un sobborgo di New York City ed avessero la metà della classe sopraffina (e un certo Trey Azagthoth in meno..) dei floridiani. Un disco che parte bene, per poi perdersi nella seconda parte, sconfinando nella conclusiva “Sleepless”, che può far pensare ad una possibile evoluzione post-hardcore della band, ma che si rivelerà, quasi sicuramente, un brano messo là a casaccio.

Basta poco per diventare una band “da seguire” nel deathcore: i Despised Icon lo hanno capito nel giro di quattro dischi e con questo “Day of mourning” si sono limitati a pubblicare un semplicissimo “The Ills of Modern Man v 2.0”. Per ora va bene così, e i webzinari pronti a trovare un nuovo vitello dorato da adorare troveranno pane per i loro denti in questo combo canadese. Ma siamo sicuri che i già citati Job for a Cowboy e The Black Dahlia Murder (e i “vecchietti”, spesso dimenticati, Cephalic Carnage) non staranno a guardare ancora per molto, forti anche di recenti release di valore quasi superiore. Sarà una bella battaglia, a suon di breakdown, mazzate e di wall of death..
 

Nicola Lucchetta 

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