[Doom Metal] Candlemass – Death Magic Doom (2009)

/5
  If I Ever Die – Hammer Of Doom – The Bleeding Baroness – Demon Of The Deep – House Of 1000 Voices – Dead Angel – Clouds Of Dementia – My Funeral Dreams http://www.candlemass.sehttp://www.nuclearblast.de “Epicus Doomicus Metallicus”: mai il titolo di un disco seppe descrivere così precisamente la musica di chi l’aveva composto. Nel

 

If I Ever Die – Hammer Of Doom – The Bleeding Baroness – Demon Of The Deep – House Of 1000 Voices – Dead Angel – Clouds Of Dementia – My Funeral Dreams

http://www.candlemass.se
http://www.nuclearblast.de

“Epicus Doomicus Metallicus”: mai il titolo di un disco seppe descrivere così precisamente la musica di chi l’aveva composto. Nel loro debutto, i Candlemass riuscirono a sintetizzare perfettamente questi tre elementi: la cupezza di Pentagram e Black Sabbath, l’epicità di certo metal americano coevo e la melodia dell’heavy classico fuse insieme in un capolavoro difficilmente ripetibile. A ben vedere un tratto che rimarrà il perno dell’intera carriera di questi pionieri del dark sound in terra svedese. Nonostante parecchi cambi di line – up e di cantante.

“Death Magic Doom” non si sottrae a nessun tratto fondante di questo genere, proseguendo sulla falsariga dell’ottimo “King Of The Grey Islands”. Addirittura, superandolo in quanto a compattezza esecutiva e varietà dei singoli brani. La carta vincente continua ad essere Robert Lowe, la cui ugola, tra le più dotate nel metal odierno, si dimostra perfetta nel declamare le fosche narrazioni del quintetto scandinavo. Così si finisce per plaudire incondizionatamente a uno degli episodi migliori dell’intera carriera dei Candlemass, tanto che “Death Magic Doom” potrebbe esser già annoverato fra i loro classici.

A parte l’infelice esperimento di “Dead Angel”, buon brano rovinato da un chorus ridicolo e del tutto fuori contesto, i restanti sette pezzi non prestano il fianco a nessuna critica. Ci sono tutte le sfumature che hanno reso famosa la band: il mid – tempo colmo di rallentamenti di “The Bleeding Baroness”, la sabbathiana “Hammer Of Doom”, con tanto di rintocchi di campane a morto, gli arrangiamenti lugubri di “Demon Of The Deep” e “Clouds Of Dementia”, la magniloquenza gotica di “House Of 1000 Voices”, apice dell’album. In “If I Ever Die” il gruppo si permette pure di velocizzare i tempi rispetto ai suoi soliti standard, e anche in questo caso il tentativo va a buon fine.

Non resta che consigliare questa release a tutti i fan dei Candlemass, a tutti i fanatici del doom più classico e stilizzato, a tutti gli amanti della buona musica. Messa da parte l’originalità e l’importanza storica – ovviamente in questo ambito i primi dischi degli anni Ottanta non sono raggiungibili – “Death Magic Doom” rimane un’opera riuscita sotto tutti i punti di vista.

Stefano Masnaghetti

Condividi.