[Doom Metal] Cathedral – The Garden Of Unearthly Delights (2005)

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Dearth Ad 2005 – Tree Of Life And Death – North Berwick Witch Trials – Upon Azrael’s Wings – Corpsecycle – Fields Of Zagara – Oro The Manslayer – Beneath A Funereal Sun – The Garden www.cathedralcoven.com www.nuclearblast.de Al debutto per i tipi della Nuclear Blast, i Cathedral fanno uscire un disco furbo. Nei settanta

Dearth Ad 2005 – Tree Of Life And Death – North Berwick Witch Trials – Upon Azrael’s Wings – Corpsecycle – Fields Of Zagara – Oro The Manslayer – Beneath A Funereal Sun – The Garden

www.cathedralcoven.com
www.nuclearblast.de

Al debutto per i tipi della Nuclear Blast, i Cathedral fanno uscire un disco furbo. Nei settanta minuti di durata di questo “The Garden Of The Unearthly Delights” il gruppo di Lee Dorrian ripercorre praticamente tutta la sua carriera, cercando sia di non scontentare i fan di vecchia data sia di conquistare nuovi ammiratori. Così abbiamo pezzi come “Tree Of Life And Death”, che richiama i momenti più dinamici di “Endtyme”, oppure il notevole “North Berwick Witch Trials”, a metà strada tra due classici come “Midnight Mountain” e “Hopkins”, ed ancora l’insolita “Corpsecycle”, dal ritornello catchy e orecchiabile, fino a giungere alla mastodontica suite finale “The Garden”, 27 minuti entro i quali c’è proprio tutto, da momenti di folk modificato a parti prog – psych, e che non può non ricordare la storica suite freakadelica “The Voyage Of The Homeless Sapien” (per chi non la conoscesse: recuperatevi assolutamente l’ep “Statik Majik”, impedibile gemma nella discografia degli Inglesi). E’ chiaro che i Nostri non hanno voluto rischiare nulla, e hanno pensato bene di confezionare un prodotto dalle mille sfumature, nel quale le solite influenze black sabbathiane e più chiaramente ascrivibili al doom convivono allegramente con spunti psichedelici e progressivi, senza dimenticare una certa linearità prettamente “rock”, così da convincere anche il neofita all’acquisto. Non manca certo il tiro e l’ispirazione a quest’album, che si pone come parziale ripresa dopo il deludente “The VIIth Coming”. Ma bisogna anche rilevare l’assoluta mancanza di sorprese e il sospetto di aver a che fare con un’opera studiata completamente a tavolino: certo, molto godibile e dall’impeccabile realizzazione, ma in definitiva eccessivamente calligrafica. Un buon disco che non toglie né aggiunge nulla alla loro carriera, dal quale non sono stato deluso (d’altra parte temevo molto peggio, dato il nuovo contratto Nuclear Blast…), ma che neppure mi ha esaltato come i loro vecchi capolavori. Perché manca la follia che ha contraddistinto i momenti più alti di Dorrian e soci.

S.M.

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