[Doom/Stoner/Sludge] Sardonis – Sardonis (2010)

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http://www.myspace.com/sardonis666http://www.meteorcity.com/ I Sardonis sono un duo belga, ossia Roel alla chitarra e Jelle alla batteria. Il loro esordio assoluto è datato 2008, quando uscì l’omonimo sette pollici, quattro pezzi per poco meno di un quarto d’ora di durata. Oggi, grazie alla sempre attenta Meteor City, la band ha avuto la possibilità di pubblicare un vero


http://www.myspace.com/sardonis666
http://www.meteorcity.com/

I Sardonis sono un duo belga, ossia Roel alla chitarra e Jelle alla batteria. Il loro esordio assoluto è datato 2008, quando uscì l’omonimo sette pollici, quattro pezzi per poco meno di un quarto d’ora di durata. Oggi, grazie alla sempre attenta Meteor City, la band ha avuto la possibilità di pubblicare un vero e proprio full, ripescando un paio di brani dall’EP e aggiungendone sette nuovi. Tutti rigorosamente strumentali.

Stiamo parlando di una piccola formazione che incide per un’etichetta di nicchia, seppur prestigiosa. Ma che bellezza! Che groove! Che abilità nel raggiungere il massimo risultato con la minima strumentazione possibile! I Sardonis son talmente bravi nel detonare suoni catramosi e pachidermici che l’assenza del basso non si nota neppure. Devoti adoratori dell’amplificazione valvolare e dei volumi scuoti budella, celebrano l’unione fra doom, stoner e sludge tramite un sabba nero nel quale avanzano ombre minacciose; fra tutte, la più visibile è quella degli Electric Wizard, capace di diffondere morbo e pestilenza in “Nero D’Avola”, “Skullcrusher AD” e “Ab Incunabulus”, il probabile apice del disco. Non di solo Stregone Elettrico si vive, però, così il gruppo pensa bene d’inserire parecchie accelerazioni che devono molto allo stoner metal corazzato degli High On Fire: ecco quindi le più baldanzose e movimentate “Thor” e “The Wolf’s Lair”, altri episodi che garantiscono l’alta caratura del progetto. L’onda lunghissima dei Kyuss è rintracciabile nella cadenza di “March Of The Masses”, mentre la conclusiva “It Walks The Mountain” principia catalettica per poi aumentare i battiti e scaraventarsi in un nuovo maelstrom ancora debitore verso il complesso di Matt Pike.

Suonare senza l’ausilio della voce e riuscire a non annoiare è impresa ardua nel rock; eppure i Sardonis ce la fanno. Poiché possiedono, oltre a una sufficiente padronanza degli strumenti, anche un minimo tasso d’originalità che non li fa apparire quali meri cloni di Black Sabbath e affini. Per tutti i maniaci dei gruppi succitati, ma in generale per chi vive di vibrazioni spesse e lisergiche – che poi provengano dai Blue Cheer o dagli Sleep o dai Cathedral o dai Karma To Burn o da altri non importa – questo potrebbe essere il debutto dell’anno.

Stefano Masnaghetti

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