[Elettronica/Noise] Crystal Castles – Crystal Castles II (2010)

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http://www.myspace.com/crystalcastleshttp://www.fictionrecords.co.uk/ I Crystal Castles sono un insulto alle orecchie. Per i Crystal Castles vale la pena rispolverare la classica battuta ‘dopo il primo ascolto credevo che la copia promo fosse difettosa’. I Crystal Castles prendono voti della madonna. Però è ora di finirla. E’ ora di finirla perché la musica elettronica non può ridursi a


http://www.myspace.com/crystalcastles
http://www.fictionrecords.co.uk/

I Crystal Castles sono un insulto alle orecchie. Per i Crystal Castles vale la pena rispolverare la classica battuta ‘dopo il primo ascolto credevo che la copia promo fosse difettosa’. I Crystal Castles prendono voti della madonna. Però è ora di finirla. E’ ora di finirla perché la musica elettronica non può ridursi a questo, è ora di finirla perché non si può far passare per ‘noise’ una scartavetrata di peti, è ora di finirla con l’accettare qualsiasi minchiata indie o lo-fi registrata col grillo parlante in cantina.

Il ‘geniale’ duo di Toronto raccoglie applausi a mani basse con la sua elettronica dalla formula facile facile. Drum machine+tastierina bontempi+campionamento/voce tutta distorta. I beat sono talmente a livello zero da sembrare i template di una qualsiasi drum machine freeware che vi scaricate da internet. Melodie ed effetti da bontempi, offensivi sia per il minimal che per gli 8-bit. E poi i campionamenti. Che incubo. I campionamenti, gli effetti ambient, la voce di Alice Glass tutta filtrata e distorta, tirata, rarefatta…a volte sembra quella dei Chipmunks. Il loro lato più ‘noise’, quello che fa la differenza, quello che fa scrivere in giro frasi come ‘asfissianti e feroci strati di effetti bidimensionali distorti da Gameboy uniti ad esplosioni graffianti di batteria che vi trapanano il cranio con la loro furia improvvisa, annidandosi nel fondo del cervello come una febbre’ non è nient’altro che ‘rumore casuale’. E’ tutto sparato a caso, non c’è un piano artistico, un’idea valida di fondo. Lo si capisce che qualcosa non va quando pezzi da tre minuti non passano più e sembrano durarne otto.

Lo si capisce quando, a furia di sparare nel mucchio, qualcosa di buono lo tirano pure fuori: ‘Baptism’ racchiude perfettamente tutti i loro intenti, la litania elettronica minacciosa di ‘Years Of Silence’ coinvolge ed inquieta alla grande (barando, dato che è roba dei Sigur Ros) così come la raggelante conclusiva ‘I Am Made Of Chalk’. Per un attimo ti fa pensare che siano dei geni…poi fai il netto e capisci che dei 52 minuti del disco 45 sono rubati alla tua vita per sempre.

Marco Brambilla

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