[Emocore] Silverstein – A Shipwreck In The Sand

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  [Emocore] Silverstein – A Shipwreck In The Sand (2009) Chapter One It Burns Within Us All: A Great Fire – Vices (Feat. Liam Cormier) – Broken Stars – Chapter Two Liars, Cheaters And Thieves: American Dream – Their Lips Sink Ships – I Knew I Couldn’t Trust You – Born Dead (Feat. Scott Wade)

 

[Emocore] Silverstein – A Shipwreck In The Sand (2009)

Chapter One It Burns Within Us All: A Great Fire – Vices (Feat. Liam Cormier) – Broken Stars – Chapter Two Liars, Cheaters And Thieves: American Dream – Their Lips Sink Ships – I Knew I Couldn’t Trust You – Born Dead (Feat. Scott Wade) – Chapter Three Fight Fire With Fire: A Shipwreck In The Sand – I Am The Arsonist – You’re All I Have – Chapter Four Death And Taxes: We Are Not The World – A Hero Loses Everyday – The Tide Raises Every Ship – The End (Feat. Lights)

http://www.myspace.com/silverstein
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Vogliono fare le cose in grande i Silverstein, eccoli dunque alle prese con un concept album ambizioso ed elaborato a rischiare il tutto per tutto. Ce l’hanno fatta? Il disco si gode, si nota lo sforzo compositivo per cercare di mettere insieme tutte le varie influenze che hanno segnato la crescita dei ragazzi sin dagli esordi lontani oramai quasi dieci anni. La giusta componente di aggressività, di melodie, di cantato pulito e di frangette al posto giusto per un lavoro che sarebbe sbagliato accantonare a priori per il suo genere d’appartenenza. Anzi “A Shipwreck In The Sand” è uno dei cd migliori del filone emocore che possiate pescare a caso nelle uscite degli ultimi anni, che non stanca a lungo andare e che rimane in circolo senza far calare le palpebre.
Che ci troviamo di fronte a un prodotto valido, riusciamo a intuirlo immediatamente con le prime tre tracce, davvero ben suonate e cariche di adrenalina. Nella parte centrale le acque si calmano (con delle impennate mica male come “Born Dead” e la tiratissima “I Am The Arsonist”) per poi ricominciare ad agitarsi prima dell’ultimo brano lento e introspettivo.
Nel complesso ci troviamo di fronte a un disco che merita sicuramente attenzione e che c’auguriamo possa dare ai Silverstein quella sicurezza dei propri mezzi che fino a questo momento era soltanto in divenire.

Paolo Sisa

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