[Epic/Viking metal] Falkenbach – Heralding The Fireblade (2006)

 /5
Heathen Foray – Of Forests Unknown – Havamal – Roman Land – Heralder – Laeknishendr – Walkiesjar – Skirnir – Gjallar (bonus track) www.falkenbach.de www.napalmrecords.com Il quarto disco dei Falkenbach, vero e proprio progetto personale di Vratyas Vakyas, si pone come punto di arrivo delle precedenti esperienze, a partire dalla scaletta che presenta l’album: infatti,

Heathen Foray – Of Forests Unknown – Havamal – Roman Land – Heralder – Laeknishendr – Walkiesjar – Skirnir – Gjallar (bonus track)

www.falkenbach.de
www.napalmrecords.com

Il quarto disco dei Falkenbach, vero e proprio progetto personale di Vratyas Vakyas, si pone come punto di arrivo delle precedenti esperienze, a partire dalla scaletta che presenta l’album: infatti, oltre ad alcuni pezzi totalmente nuovi, vengono ripescate e riarrangiate alcune pietre miliari del passato del gruppo. Infatti, l’opener “Heathen Foray” altro non è che una rielaborazione di “The Heathenish Foray”, già presente su “Magni Blandinn Ok Megintiri”, “Laeknishendr” è la riregistrazione di uno dei brani migliori di “En Their Medh Riki Fara”, il loro storico debutto, e “Havamal” è una delle loro prime canzoni, ripescata direttamente dai primi demo. Con queste premesse è facile intuire che anche la cifra stilistica di “Heralding” sarà varia e composita: le influenze folk del precedente “Ok Nefna Tysvar Ty” non vengono del tutto abbandonate, come indicano chiaramente i violini sintetizzati presenti in “Heralder”, oppure le atmosfere sontuose e melodiche di “Havamal”, nella quale l’elemento corale la fa da padrone. Ma accanto a questi momenti di maestosa calma il buon Vratyas ha pensato di tornare a picchiare duro come ai tempi dell’esordio: song come “Of Forest Unknown” e “Roman Land”, infatti, colpiscono nel segno con il loro attacco di puro viking – black metal, sostenute da uno scream particolarmente efficace; e non si deve neppure tacere della già citata “Laeknishendr”, che non perde un’oncia della sua arrembante cattiveria (anzi, grazie a una nuova registrazione maggiormente nitida sembra quasi acquistarne). I Falkenbach sono quindi arrivati ad avere un preciso baricentro musicale, situato a metà strada tra l’epico assalto all’arma bianca degli esordi e l’indole maggiormente meditativa che ha caratterizzato il loro passato prossimo. Detto questo, la narrazione dell’universo magico – mitico basato sulle antiche gesta e credenze dei Vichinghi rimane la costante immutabile della loro arte, e non cessa di esercitare un grandissimo fascino anche in quest’opera. Per tutti i fan di gruppi quali Bathory, Thyrfing, primi Vintersorg, Nachtfalke, ecc. un acquisto caldamente consigliato.

S.M.

Condividi.