[Folk Metal] Cor Scorpii – Monument (2008)

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  Ei Fane Svart – Endesong – I, the Damned – Our Fate, Our Curse – Helvetesfossen – Oske og Innsikt – Kjettar – Bragder I Stein Sito ufficiale della band  Myspace della band  Etichetta discografica  Ho conosciuto i Cor Scorpii in occasione dell’Evolution Festival 2006, grazie a un banchetto di norvegesi fortissimi che, oltre

 

Ei Fane Svart – Endesong – I, the Damned – Our Fate, Our Curse – Helvetesfossen – Oske og Innsikt – Kjettar – Bragder I Stein

Sito ufficiale della band 
Myspace della band 
Etichetta discografica 

Ho conosciuto i Cor Scorpii in occasione dell’Evolution Festival 2006, grazie a un banchetto di norvegesi fortissimi che, oltre a sciogliersi letteralmente per il caldo di quei giorni, insopportabile anche per noi mediterranei (che cercavamo continuo ristoro nelle acque del lago), piazzavano continuamente nel proprio stereo black metal a tutto volume, dalla mattina alla sera. Tra i tanti cd, veniva esposto in bella presenza un dischetto di nome “Cor Scorpii – Attergangar”. Un demo di una band allora sconosciuta ma che, a detta dei norvegesi, avrebbe spaccato di lì a poco.

Fortuna, profezia, pubblicità… chi lo sa, sta di fatto che due anni più tardi, di quella band è uscito il debutto, Monument, e bisogna ammettere che il disco è veramente un gioiellino. Non un caso. Infatti andando a scorrere la line-up dei Cor Scorpii, vediamo due membri dei mitici e compianti Windir, e già da questo indizio gli appassionati potranno da subito pregustare il contenuto dell’album. A differenza dell’altra band nata dalle ceneri dei Windir, i Vreid, i Cor Scorpii ricalcano maggiormente lo spirito del gruppo dello sfortunato Valfar (morto nel 2004), sapendo unire magistralmente carica ed emozioni folk, con una solida base di metal estremo.

Spazio dunque a tastiere, cori, e orchestrazioni varie, mai ridondanti o fuori luogo, sempre ben inserite nel tessuto dei brani, snelli ma allo stesso tempo variegati, carichi di patos, epici e sognanti. Chitarre ispirate e sentimenti nordici a profusione, per un album che non ha punti deboli. Un lavoro che sa colpire con ferocia e sa emozionare, esaltare e commuovere, il tutto con la semplicità e schiettezza dei grandi album dell’epoca d’oro. Genuino, senza eccessi, legato alla tradizione ma con qualcosa di personale da dire, e al giorno d’oggi non è affatto poco.

Un po’ di magone rimane comunque, la voce di Valfar resta ineguagliata, ma per tutti gli amanti delle sonorità nordiche, privati ormai dei Windir, i Cor Scorpii rappresentano una nuova, imprescindibile, realtà. Da avere.

Stefano Risso

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