[Gothic Black Metal] Cradle Of Filth – Darkly, Darkly Venus Aversa (2010)

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http://www.cradleoffilth.com/http://www.peaceville.com/ Pare che il 2010 sia in procinto di chiudersi dopo aver archiviato la parziale riscossa di due fra le maggiori (se non le maggiori) band del filone sinfonico del black metal (in questo caso specifico, è più corretto l’aggettivo ‘gotico’). Già, perché dopo un album davvero mediocre, i Dimmu Borgir se ne sono usciti



http://www.cradleoffilth.com/
http://www.peaceville.com/

Pare che il 2010 sia in procinto di chiudersi dopo aver archiviato la parziale riscossa di due fra le maggiori (se non le maggiori) band del filone sinfonico del black metal (in questo caso specifico, è più corretto l’aggettivo ‘gotico’). Già, perché dopo un album davvero mediocre, i Dimmu Borgir se ne sono usciti con “Abrahadabra”, di certo non un capolavoro, ma un cd in grado di farsi piacevolmente ascoltare. Non da meno si sono comportati i Cradle Of Filth, che dopo un paio di dischi piatti e scontati come pochi – “Nymphetamine” (2004) e “Thornography” (2006) – e un altro sufficiente ma eccessivamente di maniera – “Godspeed On The Devil’s Thunder” (2008) -, pubblicano ora “Darkly, Darkly, Venus Aversa”, lavoro che li vede ritemprati e alle prese con quello che sanno fare meglio, ossia tratteggiare atmosfere horror intrise di gotico romanzesco con mano ferma e sicura, senza spaventarsi se c’è da picchiare duro e da correre veloci.

Ecco riassunto in poche righe il succo di questo LP, il quale vede un parziale ritorno ai modi dei loro primi lavori, in particolare alla foga parossistica di “Vempire Or Dark Faerytales In Phallustein” (1996) e alla follia necrofila di “Cruelty And The Beast” (1998). Certo, le tastiere ormai sono onnipresenti, e la produzione è più scintillante, ma le basi musicali di “Darkly, Darkly Venus Aversa” affondano nei primordi della band. Si tratta di una delle loro opere più veloci di sempre, i tempi sono quasi costantemente ultra serrati e mozzafiato, mentre poche sono le concessioni alla melodia vera e propria, a parte la deriva più che orecchiabile del singolo “Forgive Me Father (I Have Sinned)”, del quale è già stato proposto il video.

Del concept su Lilith se n’è già parlato dappertutto, anche nella nostra intervista, quindi non c’interessa disquisirne ancora. Ci preme invece sottolineare i numerosi spunti attinti al metal classico e al thrash di cui i Cradle si son serviti per rendere più fresca e intrigante la loro opera. Così “Deceiving Eyes” è costruita su di un riff quasi slayeriano, mentre “The Nun With The Astral Habit” tradisce strutture che quasi richiamano la NWOBHM. Ancor di più fa “Lilith Immaculate”, uno degli episodi più sperimentali nella carriera del complesso inglese: al di sopra di un black sinfonico corrotto da infiltrazioni heavy metal, si staglia la voce femminile di Lucy Atkins, vera protagonista del brano, per un risultato complessivo che potrebbe esser descritto come un tentativo di risuonare i Mercyful Fate in chiave più ‘estrema’. Non si tratta di un episodio riuscitissimo, però fa il suo effetto e se ne deve lodare il coraggio.

Con Dani in ottima forma vocale – non solo scream isterico, anche molto growl – e azzeccati effetti di tastiera – ragguardevole l’intro di clavicembalo dell’apripista “The Cult Of Venus Aversa” – “Darkly, Darkly, Venus Aversa” può già essere archiviato come il miglior disco dei nostri dai tempi di “Damnation And A Day”. Se inferiore o superiore a quello, e quanto duraturo nella memoria dei fan, solo il tempo saprà dircelo.

Stefano Masnaghetti

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