[Gothic] UnSun – The End Of Life (2008)

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Whispers – Lost Innocence – Blinced by Hatred – Face the Truth – The Other Side – Destiny – Memories – Bring Me to Heaven – On the Edge – Closer to Death – Indifference http://www.myspace.com/unsunmusichttp://www.centurymedia.com/ Un nuovo gruppo si affaccia sulla scena internazionale, entrando direttamente da una delle porte principali, grazie al supporto della

Whispers – Lost Innocence – Blinced by Hatred – Face the Truth – The Other Side – Destiny – Memories – Bring Me to Heaven – On the Edge – Closer to Death – Indifference

http://www.myspace.com/unsunmusic
http://www.centurymedia.com/

Un nuovo gruppo si affaccia sulla scena internazionale, entrando direttamente da una delle porte principali, grazie al supporto della Century Media, e alla presenza all’interno della lineup musicisti dalla fama già ben radicata negli affezionati.

Ci troviamo in Polonia, e benché vi siano in ballo Mauser (ormai ex Vader) ed Heinrich (bassista dei Vesania), The End Of Life si rivolge a un pubblico dai gusti più morbidi, sfornando un lavoro che cavalca un certo gothic che, sbarcato dagli Usa e approdato con successo nel vecchio continente, si sta via via espandendo sempre più. Diciamo subito che fa un certo effetto vedere Mauser alle prese con la graziosa voce della cantante Aya (Intervista) in un contesto come gli UnSun, in canzoni che graffiano solo in superficie, prediligendo ovviamente atmosfere cupe e, per l’appunto, gotiche.

The End Of Life risulta essere un dischetto senza infamia e senza lode, privo di particolari picchi, ma che per buona parte si lascia ascoltare senza problemi, più che altro per la presenza di musicisti dalle qualità sopra la media, in grado di risollevare tracce abbastanza canoniche. Strofa sostenuta, dal riffing che strizza l’occhio oltreoceano, ritornello arioso, e così via quasi per tutti i pezzi presenti, con le uniche variazioni portate appunto dalla chitarra mai banale di Mauser e un paio di ballate strappalacrime, a mio avviso non troppo convincenti.

Insomma, un esperimento già visto e sentito, con una ragazza carina in copertina, le cui doti principali non sono certo le corde vocali (voce come ce ne sono tante in giro), sonorità ormai abbastanza abusate dalla presa immediata, il tutto con produzione, layout, e tutto il resto, di alto livello. Un disco dalla vita molto breve.

Stefano Risso

 

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